Extracomunitari al voto per scegliere il consigliere

IVREA Settecentocinquantacinque extracomunitari al voto per il rinnovo del consigliere comunale straniero aggiunto. Il seggio sarà allestito in sala Santa Marta domenica 26 maggio (ore 8-22) e lunedì 27 maggio (ore 7-15). Due sono i candidati, entrambi di origine marocchina. C'è Assia Hanine, 26 anni, e Tarik Benlamine, di 37. Il primo consigliere comunale straniero aggiunto è stata Florica Lupasteanu, romena, eletta quando la Romania non faceva parte dell'Unione europea. Poi, cinque anni fa, era toccato a Lekbir Nekkaz, decaduto nel momento in cui ha ottenuto la cittadinanza italiana. A lui, è subentrato Daniel Agbo Ahoussi, 49 anni, ivoriano. Agbo fa un bilancio della propria esperienza in consiglio comunale. Il consigliere comunale straniero aggiunto può partecipare ai consigli comunali e alle commissioni permanenti, presentare mozioni e interrogazioni, ma non ha diritto di voto. «Per me - spiega - è stata un'esperienza positiva. È vero che il consigliere straniero ha un ruolo diverso dagli altri e quindi non ha possibilità di incidere sulla vita amministrativa. La sua presenza, però, è importante sotto il profilo morale e ha un grande significato e può rappresentare molto per l'integrazione. È infatti un modo per integrare le comunità straniere nella vita delle istituzioni, indurle a partecipare». Certo, Agbo osserva che il dibattito sul diritto di voto e di cittadinanza ai figli di stranieri nati e cresciuti in Italia dovrebbe fare significativi passi in avanti: «Siamo ancora qui a discutere. Eppure molti grandi Paesi hanno già riconosciuto questi diritti. Penso a Germania, Francia, Norvegia, penso agli Stati Uniti. Ridurre lo straniero a zero o renderlo miserabile e vulnerabile non dà niente in più a nessuno e nemmeno toglie qualcosa». Per Agbo, le comunità straniere che vivono e lavorano in Italia credono nello sviluppo del Paese: «Se in Italia c'è sviluppo è un bene per tutti, ovviamente anche per gli stranieri perché hanno scelto di vivere qui e quindi beneficiano della prosperità. Ma, perché tutti vivano in pace, devono scomparire le discriminazioni e gli odi tra le persone». La crisi, sostiene Agbo, si fa sentire e le famiglie di stranieri, a volte fragili perché prive di una rete attorno a loro, la pagano in maniera molto cara. «Molte - spiega - sono davvero distrutte a causa della povertà». (ri.co.)