NESSUN GOLPE E DUE MALINTESI

di ROBERTO BIN È vero che non era mai capitato prima, ma la rielezione del Presidente della Repubblica non è certo una rottura della Costituzione, e tantomeno un golpe. La Costituzione non la vieta affatto, e se non era mai capitato in precedenza ciò non dipende da ragioni giuridiche. A molti Presidenti uscenti, più o meno apertamente, è stata proposta la rielezione, cortesemente rifiutata per molti motivi, innanzitutto quello dell'età avanzata. La rielezione di Napolitano dipende dal fallimento di ogni possibile compromesso. Di ciò però non si può dare la colpa solo alle forze politiche, le quali non sono che lo specchio dei loro elettori. Ed è a questo che andrebbe prestata attenzione, perché la rielezione di Napolitano è una conseguenza logica di una serie di malintesi di successo che hanno dominato le ultime elezioni politiche. Due in particolare. Il primo malinteso è che gli italiani volessero segnare con il loro voto una svolta verso un governo di cambiamento, che rivoltasse il paese come un calzino. In un paese dove oltre 4 milioni di case sono del tutto ignote ai registri catastali, dove l'economia sommersa e l'evasione fiscale, il privilegio corporativo e le rendite parassitarie protette di fatto e di diritto coinvolgono uno strato sociale assai esteso, manca anzitutto negli elettori la volontà di realizzare le premesse politiche per un Governo che sia stabile, determinato e capace di incidere nella realtà producendo quel profondo cambiamento che tutti però invocano a parole. Per parafrasare un detto famoso, rinnovamento sì, ma non nel mio giardino! La "quasi vittoria" (o meglio, la sorprendente non disfatta) di Berlusconi, che ha governato larghissima parte dell'ultimo decennio e porta perciò la responsabilità principale della crisi, è la prova della mancanza di volontà di rinnovamento. Il secondo malinteso è che il cambiamento dovesse intervenire essenzialmente nella politica, nei suoi costi, nei suoi riti. Su ciò hanno innalzato le proprie fortune Grillo e il suo tsunami. Ma anche il Pd ha promosso per lo stesso motivo il rinnovamento del 70% della sua rappresentanza parlamentare. M5S e giovani del Pd hanno dimostrato di avere molti punti in comune, ma non certo di essere capaci di favorire compromessi politici, che anzi rifiutano con sdegno. Ma una cosa è rifiutare il compromesso con il "caimano" per formare un governo con il centro-destra (ipotesi che lo stesso Bersani ha sempre rifiutato con fermezza), tutt'altra cosa è il rifiuto dei "grillini" di dar luogo a qualsiasi accordo per sostenere un governo che fosse davvero la premessa di una svolta storica in Italia. Il loro atteggiamento sprezzante nei confronti di Bersani è la principale causa di questa situazione, così come la carica di cambiamento dei giovani parlamentari Pd è la principale causa del fallimento di qualsiasi compromesso con il centro-destra, non per formare il governo, ma per eleggere il capo dello Stato. Parlare oggi di golpe non ha senso. Rodotà sarebbe stata un'ottima soluzione, ma certo non una soluzione di compromesso. Se si fosse formata in precedenza una alleanza politica (cioè per il governo) tra il PD e il M5S,la sua candidatura avrebbe potuto essere una soluzione coerente e forte: ma senza una maggioranza politica predefinita, il Presidente della Repubblica deve necessariamente segnare il momento della maggior condivisione tra le forze politiche. Il rinnovamento ha portato in parlamento molti dilettanti allo sbaraglio, che della loro ignoranza politica hanno fatto un vanto, erigendola a simbolo della loro verginità. Ma quando parlano di golpe, di violazione del principio di sovranità popolare (perché, essendo stata indicata dalla rete, la candidatura di Rodotà sarebbe un'investitura popolare, tradita dagli apparati dei vecchi partiti) o di inciucio, essi dimostrano non purezza, ma solo ignoranza. In Italia il Presidente non è eletto dal popolo, ma da un accordo, il più largo possibile, tra le forze politiche: lo dice la Costituzione. Dispiace che a fare le spese di tale ignoranza siano state persone di alto livello, e in primo luogo lo stesso Stefano Rodotà. ©RIPRODUZIONE RISERVATA