«Vi faremo divertire ci saranno tre soste»
di Cristiano Marcacci Il Gp delle maxiincognite. In Bahrain – dove Pirelli annuncia che porterà gli pneumatici P Zero Orange hard e i P Zero White medium – scuderie e piloti dovranno fare i conti con le elevate temperature, sia in pista sia ambientali, a cui si aggiungeranno le difficoltà per una superficie d'asfalto resa sporca dalla sabbia del deserto circostante. Si tratta di un circuito veloce, molto fluido e impegnativo. Non a caso i tecnici Pirelli lo hanno sempre considerato un perfetto campo di prova, sin da quando l'azienda italiana preparava il suo ritorno in Formula 1. Con Paul Hembery, direttore di Motorsport Pirelli, analizziamo l'approccio della multinazionale delle gomme al prossimo Gp, non dimenticando però quanto avvenuto in Cina. Pneumatici sempre più al centro della scena. Non le sembra che anche la gara cinese ne abbia rappresentato una conferma? «La strategia ha certamente giocato un ruolo chiave in Cina, con le gomme medie che si sono dimostrate particolarmente efficaci all'inizio della gara, con pieno carico di carburante. Questo inizialmente ha premiato i piloti che sono partiti con gomme medie; chi invece è partito con le soft ha percorso un primo breve stint (il tratto precedente alla prima sosta, ndr) per poi passare il più rapidamente possibile alle gomme medie». Si sono visti molti sorpassi ma le gomme sono durate meno del previsto. «Sì, vero per i sorpassi. Ma è stato il degrado, più che l'usura reale, a dettare le strategie. Ne abbiamo viste una grande varietà, con Button e Vettel che hanno scelto di correre con le gomme morbide alla fine della gara. Questo ci ha offerto un finale emozionante, con una bella battaglia per il terzo posto tra Lewis e Sebastian. Lo spettacolo è stato di nuovo assicurato: non ci dimentichiamo che Alonso è il terzo vincitore diverso in altrettante gare e che in classifica abbiamo cinque campioni del mondo ai primi cinque posti». Veniamo al Bahrain. Come state preparando l'adattamento a questa pista? «È un tracciato lungo cinque chilometri e 412 metri che richiede parecchia trazione e tanta frenata. La decelerazione è una caratteristica fondamentale di questa pista: si pensi solo al fatto che nella prima curva le monoposto decelerano da 315 fino a 65 chilometri all'ora in soli 130 metri e in tre secondi. Inoltre, ci sarà un degrado delle gomme ragionevolmente alto. Ecco perché abbiamo scelto le nostre due mescole più dure. Quelle del 2013 sono più morbide del 2012, quindi la hard 2013 è più simile alla media del 2012. Un motivo in più per optare per le hard e le medium, al contrario del 2012 quando si è corso con le medium e le soft». Quanti pit-stop siete in grado di prevedere? «Per fortuna, il Bahrain è una pista che conosciamo bene per i test. Per gli pneumatici sappiamo anche che è uno fra i tracciati più impegnativi dell'anno, soprattutto a causa delle elevate temperature. Sono attesi tre pit-stop per ciascuna vettura, anche se per fare una previsione più accurata e precisa dovremo aspettare i dati delle prove libere del venerdì (oggi per chi legge, ndr). Una fra le sfide principali del Bahrain riguarda l'evoluzione della pista, che è molto difficile da pronosticare, in particolare per la quantità di sabbia che si deposita sull'asfalto. Dall'esperienza dello scorso anno, però, sono in grado di prevedere che ci sarà spazio per diverse strategie di gara, consentendo anche ai piloti che non si saranno qualificati di recuperare durante il Gran premio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA