«Ognuno faccia la propria parte»
di Rita Cola wSCARMAGNO Una voce di donna rompe il brusio: «Non possiamo mettere qua una tendina?» Ore 14,30 di mercoledì pomeriggio, piazzale del comprensorio di Scarmagno. I lavoratori hanno appena ascoltato attentamente la relazione dei sindacalisti sullo stato dell'arte a quattro settimane dall'incendio che ha gravemente danneggiato quattro aziende. E la preoccupazione cresce. C'è, in primo luogo, quella di essere dimenticati. O meglio, di sparire tra le decine di vertenze che ogni giorno affollano gli uffici. Che la situazione (anche delle loro aziende) non fosse floridissima già lo sapevano, ma ritrovarsi da un giorno all'altro in cassa integrazione con lo stabilimento in cenere rischia di complicare terribilmente la situazione. Perché tutto ciò che, tre giorni dopo, nel tavolo politico riunito in Comune a Ivrea, sembrava facile, dopo tre settimane non lo sembra più. Quattro ore prima dell'assemblea, in municipio a Scarmagno, si erano ritrovati i Comuni (anche Ivrea e Strambino), Confindustria, le quattro aziende coinvolte (Celltel, Wirelab, Innovis e Comdata) e Prelios, la società che gestisce, per conto dei fondi immobiliari, il comprensorio di Scarmagno. E sono emerse alcune difficoltà, poi raccontate da Lino Malerba, Fiom, Alberto Mancino, Uilm, e Bruna Tomasi, Fim, ai lavoratori. La prima. «Era stato detto - sottolinea Malerba - che l'Inps avrebbe anticipato la cassa. Non è possibile. C'è l'ok della commissione regionale e le aziende presenteranno la domanda di pagamento diretto, ma manca ancora il via libera della commissione Inps. Quanto ai salari di marzo, ancora non sappiamo se tutte le aziende potranno pagarlo». La seconda. «Una cosa strana - aggiunge Malerba - Ci siamo fatti raccontare dalle aziende come sono andati gli incontri in Regione in questi giorni. Non c'è più stato un tavolo politico. Ma i lavoratori hanno diritto ad essere informati attraverso il sindacato e se non ci sarà un nuovo incontro, ce lo prenderemo». La terza. A Celltel e Wirelab servono soldi per ricominciare. «Quanto tempo ci vorrà?», si chiede Malerba. «Perché un fatto è certo - incalza - se entro fine mese non si sarà in condizioni di ripartire, i committenti rischiano di andarsene altrove». I lavoratori mormorano, sono stanchi: «E se se ne fossero già andati?» In più, c'è il tema delle aree disponibili. Prelios ne ha messe a disposizione qualcuna, ma ci sono dei pregressi economici, per Celltel, e non tutto fila liscio come dovrebbe. Bruna Tomasi, Fim, osserva: «Ma se sono tolte occasioni di lavoro spariranno anche opportunità, comprese quelle di pagare il dovuto. Il comprensorio sta in piedi se le aziende ci sono tutte. Questi giorni hanno dimostrato che chi ha volontà di fare, pur nelle difficoltà oggettive, fa. I problemi, guarda caso, emergono dove le volontà non sono chiare». Alberto Mancino, Uilm: «Tutti ci tirano per la giacca, ma noi, unitariamente, dobbiamo avere un solo obiettivo: il lavoro deve ripartire qui, il più presto possibile. Il gioco di chi tiene il cerino in mano non ci appartiene. Se qualcuno ha problemi, passi la mano». I lavoratori in cassa sono circa 300. Nuovo incontro il 23.