Comdata, bocciata l'intesa su part time e ferie forzate

Secondo appuntamento domani, nel quartiere Bellavista, con l'associazione Bellavista Viva e pulita. Ritrovo alle 9 davanti al circolo bocce di viale Kennedy. L'obiettivo è ripulire e riordinare il quartiere, con l'obiettivo di trascorrere qualche ora insieme e far crescere l'associazionismo e la coscienza civica di occuparsi, in modo collettivo, degli spazi comuni. L'associazione Bellavista viva chiede ai partecipanti di indossare giubbotti catarifrangenti. di Rita Cola wIVREA Accettare volontariamente di trasformare il proprio contratto full time in part time, a fronte di un incentivo di 5mila euro. E poi accettare di utilizzare ferie (anche fino a 5 giorni del 2013) e i permessi per riduzione orario di lavoro per compensare il calo produttivo di questi mesi. Ma i lavoratori Comdata, in assemblea, hanno votato no. Un no netto: quattrocento a duecento. Nessun mandato alle organizzazioni sindacali delle telecomunicazioni per firmare definitivamente l'accordo, trovato a Milano, dove erano state convocate a fine marzo. Comdata, il venerdì di Pasqua, aveva posto un problema sul Canavese: poco lavoro fino a giugno, quando dovrebbero arrivare due nuove commesse. I motivi sono presto noti: il mercato delle telecomunicazioni comincia ad essere saturo. Telecom e Vodafone, i maggiori committenti, hanno le loro questioni in ballo e la congiuntura sfavorevole si fa sentire, come la concorrenza (spietata) e le delocalizzazioni a minori costi. A Ivrea, i lavoratori Comdata erano 500, dopo l'incendio di Scarmagno, a Palazzo uffici, hanno trovato posto anche gli oltre 200 che prima erano nello stabilimento ora non più agibile e poi fanno parte del gruppo anche i 260 lavoratori di Comdata Care, oggetto di una esternalizzazione di Vodafone nel 2007. E adesso? «E adesso sicuramente il problema rappresentato dall'azienda rimane - sottolinea Elvira Russo, Slc Cgil - Sul Canavese Comdata ci ha detto che ci sono troppi contratti a tempo pieno. Il 18, a Roma, ci sarà un incontro del gruppo e cercheremo di capire la posizione dell'azienda. L'ipotesi di accordo prevedeva volontarietà nell'accettazione del part time e l'utilizzo di ferie e permessi vecchi e fino a 5 giorni di quelle nuove per gestire il problema fino a giugno, dove dovrebbero arrivare due nuove commesse». Monica Cat Genova, Fistel Cisl, chiarisce: «Il nodo non stava tanto nei part time, ma sull'utilizzo delle ferie». Michela Schettino, Uil, sottolinea: «Noi, come Uil, al tavolo di Milano avevamo detto chiaramente che volevamo un mandato preciso dei lavoratori. Che non abbiamo avuto. Io ero presente a quell'assemblea, i lavoratori sono provati. Se uno accetta 5.000 euro per passare da tempo pieno a part time non è certo per l'incentivo, ma evidentemente perché sta facendo altre scelte di vita. Da tempo i lavoratori vedono l'azienda utilizzare le ferie per sopperire i cali di lavoro e già più volte abbiamo chiesto di affrontare il problema. Noi siamo disponibili, ma è chiaro che non è questa la soluzione». Il tutto, però, è indicativo di un clima. È dell'altro giorno una lettera inviata allo Spresal dell'Asl/To4 per controllare il terzo piano di palazzo uffici, dove sono state collocate le postazioni dei lavoratori di Scarmagno: «Ambienti chiusi da anni, c'è odore di plastica bruciata». ©RIPRODUZIONE RISERVATA