Fontana: ma la 125 era un'altra cosa
Chi meglio di Italo Fontana, che ha alle spalle un'esperienza decennale come team-manager in 125, può spiegare la trasformazione subita dalla classe d'accesso al Motomondiale. Quella che ha assunto il nome di Moto3, a seguito di un cambiamento regolamentare avvenuto nella passata stagione cui Fontana ha partecipato, collaborando al progetto Ioda. «Sì, a una prima occhiata può sembrare un cambio di regolamento, ma a mio parere c'è poco di tecnico – spiega parlando della nuova classe – più che altro c'è una linea politica dettata dalla Honda, che essendo il Costruttore più importante fa la voce grossa influenzando col suo peso la Dorna, società che organizza il Mondiale. La Moto3 è stata una categoria fortemente voluta dai giapponesi. Ironia della sorte poi a vincere in pista è stata la Ktm, che anche in questi primi test ha mostrato di avere la moto migliore». Qualche rimpianto dunque per la sparizione della 125, che era l'ultima categoria a due tempi rimasta. «Ho lavorato per anni sul motore a due tempi e il mio cuore rimarrà sempre là. Vorrei anche sfatare un altro mito: l'introduzione della Moto3 non ha ridotto i costi, anzi. La competizione tra Honda e Ktm ha esasperato lo sviluppo, si può dire che le cifre si siano quasi triplicate». È cambiato molto il modo di lavorare sulle moto? «Sicuramente. Con la 125 si poteva intervenire sul motore: capitava che facevamo notte per metterlo a punto per la gara. Con le quattro tempi invece non si può più: si lavora sull'elettronica e se c'è qualcosa che non va il motore viene sostituito in blocco. Altra fonte di costi ulteriori». Discorso piloti. C'è qualche speranza di vedere qualche talento italiano tra i primi? «Non voglio essere pessimista, ma vedo i nostri ancora troppo lontani dagli spagnoli, usciti da un vivaio florido, frutto di una politica iniziata anni fa. La Federazione italiana ora sta cercando di recuperare il tempo perduto: Romano Fenati potrebbe togliersi qualche soddisfazione, come nel 2012, ma pensare che possa lottare per il titolo credo sia prematuro». (d.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA