Gilardini: «Fate largo ai giovani»

di Vincenzo Iorio wIVREA La sua candidatura non è stata ancora ufficializzata, ma la campagna elettorale è già cominciata con incontri con le associazioni del territorio e gruppi di cittadini nei quartieri. Ventisei anni a maggio, una laurea alla Bocconi in Economia e management delle amministrazioni pubbliche e un lavoro in una società di servizi alle aziende come revisore dei conti, Tommaso Gilardini si candida ad amministrare Ivrea per i prossimi cinque anni. Lo fa con una lista civica che porterà il suo nome è che punterà sull'impegni civico di chi fino ad oggi non ha mai fatto politica. A sostenerlo ci saranno i partiti del centrodestra, Lega compresa (almeno di sorprese dell'ultimo minuto) e pezzi di Fare per fermare il declino, la formazione di Oscar Giannino. Gilardini, perché gli eporediesi dovrebbero votarla? «La mia è una candidatura di rottura, che mette fine a un ventennio è più di amministrazione comunale miope e autoreferenziale. Partiamo dalla mia lista civica. All'interno ci saranno imprenditori, giovani e persone della società civile. Una formazione trasversale che fino ad oggi è stata fuori da qualsiasi gioco di potere. Questa è la volta buona per svoltare e per dare una ricambio generazionale a questa città». Gilardini, il rottamatore di centrodestra? «L'espressione rottamatore non mi è mai piaciuta. Detto questo, non è possibile assistere all'emigrazione delle nuove generazioni, mentre in città tutto resta immutato. Si esce dal consiglio comunale o da una giunta di centrosinistra e si finisce per essere nominati nelle società partecipate. Basta anche con i reduci olivettiani che si sono dimenticati di essere stati, a loro tempo, pionieri. C'è bisogno di cambiamento e di facce nuove». Cosa intende con la parola cambiamento? «Questa città merita un sindaco grintoso, appassionato, che si batta per far uscire Ivrea dal torpore e dall'isolamento in cui è caduta. Io ho fatto la mia esperienza in consiglio comunale nel Pdl e ora voglio provare ad amministrarla questa città, in modo completamente diverso. La necessità è cominciare a immaginare Ivrea da qui a vent'anni e non tirare a campare come è stato fatto in tutti questi anni. Molti miei coetanei, dopo la laurea, abbandonano definitivamente Ivrea. I meno fortunati sono costretti a un pendolarismo malsano, su treni vecchi e spesso in ritardo, per salari da fame. Anche io sono stato tentato di lasciare, ma alla fine ho scelto di restare qui, di provare a cambiare le cose». Sì, ma le persone sono stufe delle promesse dei politici. «Lo so, ma io conosco bene Ivrea e ho scelto una squadra di persone piene di entusiasmo. Coloro che ho incontrato in questi giorni mi hanno incoraggiato ad andare a vanti e a puntare sul cambiamento. Nella mia lista ci saranno donne e uomini che non la pensano esattamente come me, ma che con me condividono la necessità di rinnovamento. In alcuni negozi abbiamo messo delle semplici scatole, dove invitiamo i cittadini a mettere dentro i loro suggerimenti sulle cose da fare. Perché sia ben inteso, non esiste solo la rete». Bisogna però fare i conti con un centrosinistra che in città è sempre stato maggioranza. «L'obiettivo è arrivare bene al ballottaggio. Io farò una campagna elettorale che cercherà di mettere da parte le bandiere politiche e gli steccati ideologici e che punterà sulle persone, sulla loro storia e le loro idee. Ivrea ha bisogno di uno scatto in avanti e solo un'amministrazione comunale giovane ed entusiasta può farlo». viniorio ©RIPRODUZIONE RISERVATA