Battaglia ha deposto in aula «Mai dato soldi a Catalano»
RIVAROLO Un malinteso. Così Antonino Battaglia, ex segretario del Comune di Rivarolo, ha liquidato la richiesta di 20mila euro fatta dal boss Giuseppe Catalano per favorire l'elezione al Parlamento Europeo di Fabrizio Bertot. Per oltre due ore, mercoledì pomeriggio, nell'aula bunker delle Vallette, nell'ambito del processo Minotauro, l'ex direttore generale a Palazzo Lomellini ha raccontato gli avvenimenti del maggio 2009. Dall'incontro con Giovanni Iaria, al pranzo elettorale organizzato al bar Italia di via Veglia, fino alla richiesta di un "fondo perduto" di 20mila euro. Soldi che secondo l'imputato sarebbero serviti per avviare la macchina elettorale, necessari invece per comprare alcuni voti utili all'ex sindaco, secondo il pm Roberto Sparagna. Una cifra che il segretario non avrebbe mai consegnato. «La richiesta è stata frutto di un fraintendimento, forse hanno pensato che io fossi un calabrese di un certo tipo, ma io queste cose non le faccio. Mi sono presentato al pranzo solo per mangiare lo stoccafisso» ha sottolineato Battaglia. Una battuta tanto ingenua da risultare "quasi comica" secondo il pubblico ministero. Sereno ed agguerrito l'ex segretario ha risposto a tutte le domande, pochissimi i "non ricordo". Lentamente ha spiegato del pranzo del 27 maggio 2009 a cui partecipò insieme al sindaco ed all'amico Giovanni Macrì. Alla stessa tavola c'erano anche Giovanni Iaria e Giuseppe Catalano. Anzi, sarebbe stato proprio Iaria ad accordarsi sulla data insieme a Bertot in occasione di un aperitivo a casa Macrì. «Il giorno dopo il pranzo - ha raccontato Battaglia – ho visto Iaria stranamente taciturno e poi ci ha spiegato che Catalano voleva 20mila euro per la campagna elettorale. Ho avvisato il sindaco che mi ha detto di non voler aver nulla a che fare con queste cose». È allora che l'ex segretario avrebbe deciso di contattare Catalano, tanto che alla telefonata seguì un incontro che si svolse nel bar sabato mattina. L'obiettivo sarebbe stato quello di declinare l'offerta ed evitare ulteriori fraintendimenti. All'appuntamento il segretario venne accompagnato da Macrì che avrebbe affermato che se il sindaco non avesse accettato sarebbe stato disposto a mettere i soldi di tasca sua. Una posizione fortemente criticata da Battaglia, che però non denunciò l'accaduto. Nella stessa conversazione sarebbe comparso anche il nome di Francesco D'Onofrio, come possibile sponsor della campagna elettorale. In particolare, D'Onofrio, come avrebbe confermato Catalano, sarebbe stato interessato ad effettuare un cambio di destinazione d'uso su un terreno ambito in cui le competenze del segretario sarebbero potute tornare utili. «Mi sono limitato a suggerire l'iter da seguire – ha assicurato Battaglia - , spiegando l'iter da seguire ma nulla di più. Non ho mai dato 20 mila euro a Catalano, né tanto meno ho mai ricevuto dei soldi per una variante che non riguardava nemmeno il mio Comune». Nilima Agnese ©RIPRODUZIONE RISERVATA