Pestato a sangue dopo la festa in un locale
di Mauro Michelotti wBUROLO Massacrato di botte, dopo una serata trascorsa in un locale di Burolo per festeggiare un compleanno. È accaduto nella notte tra sabato e domenica ad un universitario ventiduenne di Castellamonte. Nei prossimi giorni, il ragazzo, che con un nome di fantasia chiameremo Marco, dovrà sottoporsi ad un delicato intervento maxillo facciale nel reparto di chirurgia delle Molinette di Torino. Ha avuto la frattura della mandibola, tagli e altre profonde ferite. Un pestaggio in piena regola, una violenza gratuita, inaudita, di cui dovranno rispondere i suoi aggressori, quattro persone, due delle quali già note alle forze dell'ordine, dopo la denuncia sporta ai carabinieri della stazione di Castellamonte. Sulla vicenda, per altro, indaga anche la Procura della Repubblica. Cronaca di un episodio inqualificabile, consumatosi fuori di uno dei locali più noti dell'Eporediese. Marco è stato invitato a una festa con altri amici. È una serata apparentemente normale, si cena, si beve, ci si diverte. Si fa musica, e Marco, a un certo punto, per prendere una boccata d'aria, e anche per staccare, esce dal locale. Nel parcheggio vorrebbe accendersi una sigaretta ma, stando al racconto riportato poi alla madre, non ha l'accendino. Lì accanto c'è un gruppetto di quattro persone, Marco si avvicina, inoltra la richiesta, ma ne nasce un alterco, non si sa bene da che cosa possa essere scaturito. Si scatena la furia del branco. Marco viene colpito più volte al viso, è incapace di reagire, del resto quattro contro uno a meno che non si sia Mike Tyson c'è ben poco da fare. Cade a terra e ci rimarrà a lungo. Nessuno si sarebbe accorto di ciò che stava accadendo. Passa del tempo, gli amici non sono particolarmente preoccupati. Poi, sempre secondo il racconto della madre, due buttafuori intravedono il ragazzo a terra, provano a soccorrerlo, o almeno a cercare di capire che cosa possa essere accaduto. Marco è confuso, stordito, sanguinante, prova a spiegarsi. Gli amici lo raggiungono. La cosa più naturale sarebbe quella di recarsi al pronto soccorso del vicino ospedale di Ivrea ma Marco, che ha la possibilità di un consulto da parte di un congiunto, medico, chiede di essere riaccompagnato a casa. È pesto, tumefatto, sofferente. In un'alba livida matura la convinzione che c'è la necessità di far ricorso alle cure di esperti in maxillo facciale, come i medici delle Molinette, per esempio. In ospedale gli diagnosticano le gravi lesioni e gli anticipano che dovrà subire un intervento. Marco rientra a casa. Lui, atletico, sportivo, sente su di sè tutto il peso dell'offesa, della violenza subita. La madre è sotto choc. Vedere un figlio ridotto in quello stato è un dolore infinito, è una sofferenza insopportabile. Scatta la denuncia. Le persone che hanno massacrato Marco, alcune con precedenti, come detto, dovranno risponderne. La famiglia ha fiducia nelle forze dell'ordine e nella giustizia. Vuole averne. Le ferite verranno suturate. Le cicatrici, nel profondo dell'anima, rimarranno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA