Agricoltore stritolato dai debiti

IVREA Tutto da rifare nel processo che vede imputato Idà Martino, 48 anni, di Mazzé, difeso dall'avvocato Leo Davoli, inizialmente accusato del reato di estorsione, consumatosi nel 2011, convertito, poco prima del termine del procedimento penale, nel reato di usura. Ieri pomeriggio il collegio dei magistrati ha nuovamente riconvocato i testimoni del processo che erano già stati chiamati a deporre. Il primo a testimoniare è stata proprio la presunta vittima, un agricoltore di Mazzè, che ha raccontato ai giudici: «Idà mi aveva prestato 3.500 euro, chiedendone indietro 4.500, poi gliene ho dovuti dare 6mila. Ma non soddisfatto, mi ha minacciato per avere ancora altro denaro. Mi aveva detto che se non pagavo, si sarebbe preso il mio trattore da quindicimila euro. E per saldare il debito avrei dovuto pagare, infine, una cifra intorno ai 40mila euro». Secondo la vittima, le pressioni esercitate da Idà per la restituzione del denaro non si erano limitate alle sole minacce verbali, ma erano andate ben oltre. La vittima ha infatti parlato di schiaffi e di pesanti minacce di ritorsioni se non avesse pagato. Non riuscendo più a liberarsi dell'imputato, l'agricoltore si era rivolto ai carabinieri. Gli investigatori avevano organizzato un incontro tra i due con tanto di consegna di denaro con banconote segnate. Un particolare che aveva portato, nel dicembre di due anni fa, all'arresto dell'uomo. L'accusa ha ottenuto di riformare il procedimento, proprio in merito alla dinamica dei fatti denunciati, passando dal reato di estorsione a quello di usura. Dopo l'udienza dei primi testimoni, il processo è stato rinviato a maggio. (val.gro.)