LA PASSIONE E L'ORGOGLIO PER LE ROSSE
di STEFANO TAMBURINI Questione di tifo ma più che altro di fascino. Anche negli anni più tristi – quelli in cui un sorpasso era più raro di un Gronchi rosa – cinque televisori su dieci sono sempre stati sintonizzati sul rombo della Formula 1. Solo il Festival di Sanremo e la Nazionale di calcio riescono a fare di più ma col Gp d'Italia si sfiorano i nove milioni di spettatori. Questo perché conta molto il tifo pressoché unanime per quella che di fatto è la Nazionale rossa. Si tifa per la Ferrari chiunque sia al volante: la passione è cementata dal simbolo del Cavallino, non per nulla il marchio più famoso nel mondo, anche e più di Google e Coca Cola. E non da ora: a Henry Ford non è mai andato giù di dover spendere una fortuna in pubblicità per le sue auto quando la Ferrari non ne aveva bisogno. Tentò perfino di comprarla, l'azienda di Maranello, ma il vecchio Enzo lo respinse. Impossibile pensare a una Ferrari non italiana, una macchina capace di appassionare anche nei momenti meno vincenti. Chi è un po' in su con l'età ricorderà la lunga attesa fra il titolo di Jody Scheckter nel 1979 e il primo di Michael Schumacher nel 2000. E ricorderà anche la gioia speciale dopo quei 21 anni di delusioni. Un'enormità rispetto alle stagioni amare che hanno seguito il trionfo di Kimi Raikkonen nel 2007: dopo sono arrivati il titolo mancato di un soffio da Felipe Massa nel 2008 e le grandi stagioni di Fernando Alonso, le ultime tre concluse ad applaudire Sebastian Vettel. Duelli appassionanti e colpi di scena a non finire. Domenica si ricomincia dall'Australia sperando che l'epilogo stavolta regali solo sorrisi. Purtroppo sarà il secondo anno consecutivo senza piloti italiani, evento rarissimo (l'ultima volta era il 1970), segno di un'epoca difficile anche fuori pista. Così difficile che lo scorso anno, al Gp di Germania – erano i giorni dello spread alle stelle – Alonso ebbe modo di sottolineare che aveva vinto un pilota spagnolo su un'auto italiana progettata da un greco. Lo sport certe volte serve anche a infondere coraggio e speranza. Poca cosa, per carità, ma è anche dall'orgoglio che certe volte si può cominciare a ripartire. @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA