Gli impulsi irrefrenabili del mondo degli adolescenti

IVREA Un impulso irrefrenabile di morte. Che, se il ragazzo avesse avuto un destino diverso, avrebbe potuto essere modificato da un dettaglio insignificante, fosse pure come un ascensore rotto in ospedale. Carlo Zarmati, psichiatra, è il direttore del dipartimento di patologia delle dipendenze dell'Asl/To4. Premette, per correttezza, che è sempre difficile analizzare casi conosciuti solo attraverso i media, ma offre alcuni spunti di riflessione interessanti. A cominciare dal ruolo dei social network. Ruolo che, almeno in questo caso, non definisce di dipendenza. «No, non parlerei proprio di dipendenza. Si tratta invece di definire - spiega - il confine tra se stessi e il mondo esterno. Confine che, nel caso di utilizzo massiccio dei social network, diventa un modo di affidare alla rete parti intime di se stessi che vengono pubblicizzate e usate per la costruzione di una identità, a volte anche molto diversa da come si è». E c'è di più: i contenuti affidati alla rete si mischiano con l'esterno e con altri contenuti fino a costruire una propria immagine con il contributo di una platea esterna. E - questo Zarmati lo specifica bene - non è soltanto un problema dei giovani. Lo stesso discorso vale per gli adulti e basta aprire un qualsiasi social network per capire cosa Zarmati intenda. Sui giovani c'è un elemento in più: «L'identità negli adolescenti è in fase di costruzione. L'uso dei social network consente loro di unire il mondo reale esterno e quello virtuale e di socializzare i pensieri. Gli adolescenti hanno un modo di stare al mondo impulsivo. L'impulsività ha un ruolo importante nella loro vita, non necessariamente è negativa. Certo è che gli impulsi irrefrenabili, se perseguiti fino in fondo, possono avere conseguenze pesantissime». I social network si inseriscono in questo ragionamento: «Nella costruzione della loro identità, gli adolescenti, anche attraverso il virtuale, si vede una componente di esibizione, che si manifesta con il postare foto, filmati, con il commentare e integrare ciò che altri postano. E capita che l'esibizione dei sentimenti, come può essere il dolore esibito in rete si autoalimenti con gli stessi commenti e le interazioni degli altri fino all'esasperazione». Il meccanismo è inquietante: «Si comincia a stimolare l'esterno e poi l'esterno si integra con quanto stai facendo tu. La piazza virtuale rimanda senza dubbio allo stare per strada e interagire per caso con le persone, senza l'approccio fisico. E l'autoalimentazione è come gettare benzina sul fuoco». (ri.co.)