Installati i Velo OK si rallenta ma c'è già chi polemizza

SALASSA Sono stati installati, nei giorni scorsi, in via alla Stazione, a Salassa, la trafficata arteria viaria che unisce il concentrico del piccolo Comune altocanavesano con l'area industriale in direzione San Ponso, i quattro dissuasori di velocità a cabina denominati Velo OK. E se l'obiettivo dell'esecutivo, guidato dal sindaco Giuseppe Ansinello, era quello di individuare un efficace strumento per dissuadere gli automobilisti abituati a pigiare un po' troppo sull'acceleratore, si può affermare che il risultato è stato centrato in pieno. La gente rallenta perchè la paura di essere pizzicata a superare il limite dei 50 chilometri orari e il timore di incorrere in eventuali sanzioni sono ben presenti. Le colonnine arancioni, ben segnalate ed estremamente visibili all'utente di passaggio, hanno la funzione di ricordare ai guidatori più distratti che in centro urbano, per la presenza di case, incroci e soprattutto di pedoni e bambini, non si può superare la velocità di 50 km/h e di avvisare circa la probabile presenza di controlli da parte dell'organo di Polizia. Ma c'è anche ci sostiene che i Velo OK siano, oltre che inutili, addirittura illegali. A richiamare l'attenzione sulla questione è Riccardo Fornengo, un passato da assessore del Comune di Valperga. «Questi articoli, in più occasioni, sono stati dichiarati illegali dal Ministero dei Trasporti che, oltre a non averli mai omologati, li ha definiti spreco di denaro pubblico - afferma Fornengo -. Eppure i Velo OK continuano a raccogliere consensi ed a trovare, anche da parte di quelle forze politiche che a livello nazionale tuonano contro gli sprechi, appoggi incondizionati». L'ex amministratore, dunque, pone l'accento sul fatto che, se da un lato, si registrano tagli ai servizi sociali dei Comuni (scuolabus, mense scolastiche, aiuti ai diversamente abili), dall'altro, contestualmente, però, "si approvano spese di questo genere che sono assolutamente inutili". Punti di vista, ma sulla questione Velo Ok, Riccardo Fornengo sollecita l'intervento della Corte dei Conti. (c.c.)