Oggi all'Officina H Marco Paolini presenta il suo Galileo

IVREA Per la stagione teatrale del Giacosa, appuntamento questa sera, alle 21, all'Officina H di Ivrea, con "Itis Galileo", lo spettacolo di Marco Paolini e Francesco Niccolini, prodotto da Jolefilm, incentrato sulla figura di Galileo Galilei, scienziato-poeta che assurge a simbolo della ribellione di fronte a dogmatismo, chiusura mentale e aridità intellettuale imposta dai poteri forti, siano essi politici o religiosi. Sono dovuti passare 359 anni per arrivare all'annullamento del processo per eresia e sovvertimento delle Sacre Scritture che vide protagonista Galileo Galilei, una delle massime menti della storia dell'uomo, il padre della scienza moderna, fisico, filosofo, astronomo e matematico, il cui genio ci permise, e permette ancora oggi, di leggere correttamente il gran libro dell'Universo, coi giusti strumenti e la giusta lingua, quella matematica, la sola in grado di non farci perdere in un "oscuro laberinto". La figura di questo grande scienziato, costretto dalla Chiesa all'abiura delle sue scoperte irrefutabili, basate sul metodo scientifico sperimentale, torna a parlarci nello spettacolo teatrale realizzato da Marco Paolini e Francesco Niccolini, colta in quel suo particolare atteggiamento di apertura al dubbio che fece sì che il suo grande genio mai smettesse di operare, anche durante i tristi anni della vecchiaia, del confino, della malattia e della cecità, che andava a colpire colui che grazie al cannocchiale si era spinto là ove nessuno (sguardo) era giunto prima. Intento di Paolini, gran mattatore sul palco, è indurre lo spettatore a non restare semplicemente tale, ma attivarsi nel ragionamento, cogliendo dell'epoca in cui visse Galileo, così rigida nel pensiero e radicata su concezioni fasulle, rese dogmi dall'autorità religiosa, i riflessi che si riverberano anche nell'attualità dei nostri giorni. Paolini rimarca anche le contraddizioni del grande scienziato, che individuò per la scienza un metodo, costretto però a fare gli oroscopi per vivere. Un'indagine che va oltre la secentesca dialettica fede-ragione, per tripartirsi in un trinomio che aggiunge all'analisi anche la superstizione, per uno spettacolo che riesce a essere al tempo stesso didattico e d'intrattenimento, storicamente e scientificamente accurato (grazie alla consulenza di Giovanni De Martis e Stefano Gattei) ma aperto al divertimento, avvincente e introspettivo. Così come deve essere il teatro intelligente, capace di provocare negli spettatori l'innesco del principio del dubbio, del mettere in discussione, del criticare scientificamente, naturale reazione ad un mondo che tende a sclerotizzarsi su posizioni tanto assolutistiche quanto prive di reale contenuto. Paola Principe