Consiglio sciolto per mafia prima udienza alle Vallette

di Mauro Michelotti wRIVAROLO Da oggi, nell'aula bunker delle Vallette, a Torino, dov'è in corso il processo Minotauro, si comincia a parlare del commissariamento del Comune di Rivarolo per presunte infiltrazioni mafiose. Ad essere sentito, in qualità di testimone indicato dall'accusa e a sostegno della ipotesi formulata dal ministro Anna Maria Cancellieri, comparirà uno dei componenti la commissione prefettizia insediatasi nell'agosto del 2011, un paio di mesi dopo l'arresto dell'ex segretario comunale, Antonino Battaglia, e che a Palazzo Lomellini ci rimase sino a febbraio di un anno fa esaminando un'infinità di pratiche, producendo un dettagliata relazione che venne prima inoltrata al prefetto di Torino, poi, al ministro Cancellieri e costituì l'impianto del dispositivo che portò, come detto, allo scioglimento del consiglio comunale. La commissione, è bene ricordarlo, era composta da un viceprefetto, un dirigente della prefettura ed un ufficiale dei carabinieri. A loro venne messo a disposizione un ufficio apposito, blindatissimo, nello stesso piano dove si trovano gli uffici finanziari. Gli uffici maggiormente coinvolti dal lavoro dei commissari furono quelli relativi ai lavori pubblici ed all'urbanistica. La relazione prodotta dai commissari, per altro, non costituisce oggetto dei capi d'imputazione sul tavolo dei pm. Sarebbe slegata, dunque, dalla vicenda Battaglia. L'ex segretario comunale, come noto, dovrà rispondere dell'episodio verificatosi al bar via Veglia di Torino dove incontrò uno dei massimi esponenti della 'ndrangheta torinese per favorire, in quale modo, l'elezione al Parlamento Europeo di Fabrizio Bertot, allora sindaco di Rivarolo e in predicato di poter sedere a Strasburgo. Proprio Bertot, secondo il calendario delle udienze, dovrebbe essere sentito tra un paio di settimane, lunedì 11 marzo, giornata in cui sfilerà in aula una parte dei politici coinvolti nell'inchiesta. Si entra nel vivo, dunque, del processo, almeno per quanto riguarda il presunto intreccio tra politica ed organizzazione malavitosa, volta a condizionare, se non addirittura a dettare le regole, come rimarcato nella relazione del ministro Cancellieri. Intanto, in parallelo, il processo Minotauro continua ad occuparsi dell'Alto Canavese con particolare riferimento al boss riconosciuto della locale di Cuorgnè, Bruno Iaria, già condannato nell'ottobre scorso a 13 anni e 6 mesi per voto di scambio, e detenuto nel carcere di Vigevano. Di Iaria, nipote di Giovanni, anch'egli finito nell'inchiesta e deceduto una quindicina di giorni fa, viene messa in luce dall'accusa, a proposito di attività criminosa, quella di estorsore nei confronti di numerosi titolari di esercizi commerciali della zona. C'è chi ha subito, chi ha reagito. Minotauro va avanti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA