UNICA VIA UN GOVERNO DI SCOPO

di RENZO GUOLO Eccolo, il Paese senza baricentro. Il voto in cappotto riconsegna un'Italia ingovernabile, che manda all'aria in un giorno e mezzo un anno e mezzo di sacrifici e di ritrovata credibilità internazionale. Eccoci, di nuovo, fantasma dell'Europa, con lo spread alle stelle, le borse nel panico, le cancellerie attonite. E se non ci sarà un'improbabile colpo d'ala, la prospettiva di un commissariamento alla greca che renderà questo lungo inverno dello scontento solo un soave ricordo. Al di là dei crudi numeri, le elezioni hanno un vincitore e mezzo: Grillo e BerlusconI. Il Pd che, dopo il disastro forzaleghista, doveva avere porte aperte, non riesce a sfondare, in particolare a Nord. I recenti successi sopra il Po erano frutto, più che dell'espansione oltre i classici recinti del centrosinistra, della massiccia astensione di elettori che in precedenza avevano votato Pdl e Lega. Oggi quei voti sono andati a Grillo e, in misura minore, a Monti. Con l'aggravante che il Pd ha perso un consistente numero di voti a favore del M5S. Mostrando la nota difficoltà a costruire un blocco sociale che vada oltre il perimetro difensivo del lavoro dipendente, in prevalenza pubblico, e dei pensionati, peraltro oggi in fuga. I democratici non riescono a parlare ai piccoli imprenditori, agli artigiani, oltre che ai precari dei nuovi lavori sottopagati. Un mondo, il primo, schiacciato tra recessione e tasse scandinave senza che, a causa della diffusa evasione, possa usufruire di servizi scandinavi. Un mondo che oggi ha l'incubo del lavoro che se ne va e del redditometro, inesorabile minaccia per i soliti noti che non scalfisce i soliti ignoti. A questo agglomerato della paura non interessa come si smacchia il giaguaro ma come si interrompe la spirale, vertiginosa, tra recessione e tassazione. Quanto ai giovani senza protezione, destinati a un futuro da brivido, hanno trovato più concreta la proposta grillina di reddito di cittadinanza, piuttosto che le vaghe ricette di Bersani sul lavoro. Insomma, ancora una volta il Pd è stato vittima della sua indeterminatezza identitaria, un po' statalista un po' mercatista, più attento a legittimarsi nei confronti dei mercati e dei poteri forti che a costruire nuove e più dinamiche alleanze sociali. Non è casuale che il mancato successo democratico, sia stato accompagnato dalla deludente prova di Monti. L'elitarismo tecnocratico, custode di un'austerità obbligata quanto fine a sé stessa se non accompagnata da una politica espansiva, è stato respinto senza prova d'appello. E non si tratta solo del consueto, italico, rifiuto di darsi una rappresentanza autenticamente liberale da parte di un pezzo di società che storicamente gli preferisce una destra animata di populismo e forgiata nel sovversivismo istituzionale. Ha contato anche la fredda insensibilità verso una sofferenza sociale diffusa, che mette in ginocchio, anche nella parte più produttiva del paese, milioni di cittadini. Da qui la doppia, disperata, fuga verso le due maschere del Paese. L'imbonitore Berlusconi, che è parso non solo il difensore di vecchi privilegi ma anche l'argine al minaccioso moloch fiscale. L'attore Grillo, catalizzatore della rabbia "anti-casta" e del risentimento ludico verso un potere apparso sempre più lontano e autoreferente. Insomma, nella fiera delle illusioni che prepara l'imminente, terribile, falò delle vanità, vince la politica spettacolo e la mistica della catarsi purificatrice. L'errore da parte del Pd, sarebbe ora accettare un governo di larghe intese, subito evocato dalle sirene del miracolato Berlusconi. Un governo che rischia di spalancare praterie davanti a Grillo. Non a caso il leader del M5S ha subito annunciato la sua opposizione. Non resta che un governo di scopo o di minoranza, fondato sulla proposta del Pd al M5S di accordo su nuova legge elettorale, riforma dei costi della politica, legge sul confitto d'interessi. Poi ciascuno si assumerà le proprie responsabilità davanti agli elettori, nell'auspicio che dalle urne esca una maggioranza piena e legittimata. Missione impossibile? Probabilmente, ma le alternative sono peggio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA