Gigante: l'Italia vuole il podio 17 anni dopo l'oro di Tomba
SCHLADMING (Austria) L'ultima medaglia di un gigantista azzurro ai Mondiali porta ancora il marchio di Alberto Tomba: oro a Sierra Nevada nel lontano 1996, come dire dieci mondiali fa. «Voglio una gara tutta all'attacco» ha detto alla vigilia il ct Claudio Ravetto dando la carica ai quattro azzurri che manderà in pista: il piemontese Max Blardone, l'altoatesino Manfred Moelgg, il trentino Davide Simoncelli e l'esordinete Roberto Nani, lombardo di Livigno. L'incoraggiamento - anzi, l'ordine perentorio - lanciato ai suoi è doveroso anche se tutti sanno che il gigante di oggi sarà soprattutto una supersfida tra lo statunitense Ted Ligety e l'austriaco Marcel Hirscher. I due hanno dominato la stagione dando spesso distacchi abissali agli inseguitori. Tra questi l'Italia ci può stare con assoluta dignità e non caso sia Moelgg che Simoncelli a inizio stagione sono saliti sul podio: oggi lo spazio per una medaglia azzurra c'è. Nel gigante donne, invece, è esattamente successo quel che si temeva, con la vittoria a sorpresa della francese Tessa Worley davanti alla slovena Tina Maze e alla favorita austriaca Anna Fenninger. Male le azzurre: Manuela Moelgg undisesima e Irene Curtoni quattordicesima. «Se fossimo in atletica, dove vince sempre il più forte, noi potremo lottare per il terzo posto» ha infatti ammesso con candore Simoncelli. Aggiungendo però subito dopo «che lo sci è invece un altro sport dove giocano dove tanti fattori», dalle condizioni meteo a quelle della neve. Insomma, tutto è possibile.