Un intenso profumo d'arancia tra scene di grande amicizia
di Mariateresa Bellomo wIVREA Un profumo pungente di arance quello che si respirava ad Ivrea ieri, persino prima che la battaglia infuriasse nelle piazze e nelle vie tra gli aranceri a piedi e quelli sui carri da getto trainati da pariglie (o quadriglie) di cavalli. Sarà stato il sole, che splendeva fin dal primo mattino, forse, a rendere ancora più intenso quell'odore dolciastro di agrumi. Ma tant'è non sono stati pochi quanti domenica ne hanno sottolineato l'intensità. Tra serio e faceto, tra commenti sul meteo e quelli sulla fiumana di gente che inondava pacificamente ogni angolo di Ivrea, e, suggestivi rulli di tamburi, l'emozione era alle stelle intorno alle 13.45, quando mancava solo una manciata di minuti, quindici per l'esattezza, alla battaglia. Non solo, come è naturale, tra gli aranceri, ma anche tra gli eporediesi doc, abituati allo spettacolo e forestieri affascinati, coinvolti dalla manifestazione oltre che dai suoi contorni insoliti e pittoreschi, come l'imbadieramento. Un bel colpo d'occhio questo che accende di sprazzi di colore la città. Le formazioni, nove in tutto, prima delle 14 erano già nei rispettivi teatri di guerra: in piazza di Città Picche, nei colori rosso e blu, Morte in rosso e nero. In piazza del Borghetto Tuchini, in verde e rosso. In piazza Ottinetti Scacchi in bianco, nero, arancione e Scorpioni d'Arduino in giallo e verde. In piazza del Rondolino Pantere in nero e giallo, Diavoli in rosso e giallo, Mercenari in vinaccia e oro. In piazza Freguglia Credendari in blu e giallo. E in ciascuna piazza gli agrumi, o meglio le munizioni, erano accatastate l'una sull'altra, pronte per essere scagliate al momento giusto. Tra qualche prova di lancio di arance, assai scherzosa, tra componenti della stessa squadra, grandi pacche sulle spalle anche tra tiratori delle diverse formazioni, tutti hanno cercato di ingannare un po' il tempo prima della sfida. In molti avevano le facce dipinte come le divise, qualcuno persino i capelli rasati ai lati e la cresta colorata, come novelli guerrieri d'altri tempi. In piazza Ottinetti gli altoparlanti hanno diffuso una musica forte, quasi assordante che ad, un certo punto si è interrotta per lasciare spazio ad un atto di grande galanteria tra squadre: gli Scorpioni d'Arduino, infatti, hanno fatto gli auguri ai vicini Scacchi per i cinquant'anni della squadra. Poco dopo persino i rintocchi delle campane delle chiese hanno avvertito che l'ora fatidica era scoccata: alle 14 è cominciata la battaglia, furiosa come sempre. Le arance contro i carri hanno iniziato a rimandare un rumore sordo, segno che si stava facendo proprio sul serio. Qualche agrume è volato alto, persino oltre le reti, colpendo la folla. Una ragazza di Gallarate, ai bordi di piazza del Rondolino, si è seduta un momento a terra, e, con le mani sul viso, ha detto tra qualche risata e molti lamenti: «Ho preso un'arancia in un occhio, mi fa un male cane». Un piccolo incidente, non così raro nel corso della battaglia, anche per quanti la ammirano e basta, senza essere aranceri. Ma si può stare dietro le reti di protezione collocate nelle varie piazze teatro della sfida a colpi di agrumi per mettersi al riparo. Anche perché in quelle che non sono zone franche o luoghi riparati le arance vengono tirate con non poco impeto. E persino i bambini non sono da meno, in Borghetto, alcuni piccoli aranceri, hanno inseguito per un bel pezzo, anche dopo l'uscita dalla piazza della battaglia, un carro da getto, tirando agrumi a più non posso. Tanto che da sopra il carro non poche volte gli adulti li hanno dovuti sgridare per farli smettere. Poco dopo le 16.30 la battaglia è terminata. Un primo round per aranceri a piedi e sui carri che continuerà oggi e che si concluderà solo domani. ©RIPRODUZIONE RISERVATA