Due libri per i Tuchini Dalla lotta popolare ai primi 50 Carnevali
IVREA Cinquanta Carnevali, cinquant'anni alla grande, per i Tuchini del Borghetto, che hanno brillantemente festeggiato l'importante anniversario con la realizzazione di due libri, "Mille al di là del Ponte" di Federico Bona, e "Tucc un sans despartir" di Gabriella Gianotti, entrambi editi da Hever. I due volumi sono stati presentati ufficialmente lo scorso, nella sede di Confindustria Canavese, per l'occasione affollatissima di personalità cittadine e amici. Chi afferma che Ivrea non abbia talenti e professionalità da esprimere non ha visto certamente il tavolo dei relatori a cui erano seduti gli autori, il giornalista Federico Bona e Gabriella Gianotti, saggista e scrittrice, il fotografo Maurizio Gjivovich (che ha illustrato con i suoi suggestivi scatti il volume di Bona), l'editore Helena Verlucca, figlia d'arte, ma anche grande talento a prescindere dal padre, il famosissimo Cesare. Accanto a loro, Salvatore Violante, presidente dei Tuchini ed espressione vivente della roccia del Borghetto. È stato lui il promotore delle iniziative: «Il libro di Gabriella – ha spiegato - è un omaggio dedicato a chi, nella storia, ha rappresentato la lotta popolare che oggi noi riproponiamo, simbolicamente, nella Battaglia delle Arance. Quello di Federico è un libro nato nelle serate in sede che racconta il clima e il percorso della squadra, in particolare negli ultimi vent'anni». E ha aggiunto: «In questi anni, di acqua ne è passata sotto al Ponte Vecchio, ma non sono mai venute meno la voglia e la passione per questi nostri colori. Nonostante mille vicissitudini abbiamo tenuto ben salde le nostre mani sul timone e, attingendo e imparando anche il meglio delle altre squadre, abbiamo creato una nostra squadra forte e solida e, soprattutto, viva, giovane e propositiva. Ci siamo ricaricati in questi cinquanta Carnevali e siamo pronti a ripartire, lasciandoci la storia alle spalle, andando verso il futruro e scommettendo come sempre sui giovani». «Si è cercato di riassumere questi 20 anni - ha illustrato Bona -, fissando alcuni punti fondamentali per la nostra storia. Ogni capitolo del libro contrassegnato da un rettangolino che via via riporta un dialogo tra un padre e un figlio, espediente narrativo per spiegare cos'è questo libro, regalare il racconto di questi anni e di queste vicende a qualcuno a cui si vuol bene, esattamente come accade in famiglia quando ci si raccontano dei fatti, per trasmetterli o, se vissuti insieme, per confrontarsi. Le persone intervistate o fotografate nel libro – rimarca Bona - sono state scelte a caso tra le migliaia di persone che hanno scritto la storia dei Tuchini, perché i fondatori e i presidenti sono importanti come i ragazzi che hanno tirato le arance un anno solo o che sono venuti una volta ad appendere le bandiere». Interessantissima la breve storia del Tuchinaggio di Gabriella Gianotti, un volume che finalmente riesce a convogliare al lettore il meglio dei fiumi di inchiostro versati sull'argomento, evitando noiosi accademismi e trasmettendone il lato appassionante, senza ergersi a libro di storia. Il suo libro, tra l'altro, è impreziosito dal racconto breve "Pensieri neri come le ali dei corvi", scritto dal figlio, Guido Bertino, che svela qui un talento che presto andrà probabilmente a coltivare alla Scuola Holden di Torino. La presentazione ha riservato anche una gentile sorpresa in un omaggio floreale a Cecilia Bermond des Ambrois, Mugnaia 1964, anno in cui i Tuchini vissero il loro primo Carnevale. Franco Farnè