case e negozi evacuati

di Vincenzo Iorio wIVREA Per qualche minuto gli stessi artificieri hanno temuto il peggio. Quella scatola di plastica trasparente, con all'interno della polvere bianca, fili elettrici e pile, sembrava a tutti gli effetti un pacco bomba pronto ad esplodere. Qualcuno l'ha piazzato ieri mattina all'ingresso della filiale della banca Carige, in via Torino, con l'obiettivo di farsi consegnare dal direttore 200mila euro. «Esca fuori con i soldi - ha detto un uomo al telefono -. Se non farà come le dico, la sua banca salterà in aria». Un tentativo di rapina, quindi, anomalo, che però ha tenuto tutti con il fiato sospeso per quasi due ore. Sono le 10,15 del mattino e nella piccola filiale della Cassa di risparmio di Genova, in via Torino 215, ci sono quattro clienti, il direttore e due impiegati. Uno di questi, mentre sta effettuando alcune operazioni allo sportello, nota un uomo armeggiare vicino alle cassette per il deposito di borse e oggetti di metallo. Il tutto avviene in un piccolo spazio, prima della porta a bussola. «Il collega ha capito subito che c'era qualcosa che non andava - raccontano dall'ufficio stampa di Genova della Carige -. Quella persona non era un cliente abituale e il suo modo di fare lo ha insospettito». Passa una manciata di minuti, il tempo di terminare le operazioni allo sportello. L'uomo all'ingresso della banca non c'è più. L'impiegato si alza per andare a vedere cosa avesse combinato con le cassette, quando il telefono sulla scrivania del direttore squilla. «Abbiamo messo una bomba nella banca - dice l'uomo, italiano, senza particolari inflessioni dialettali - . Vieni subito fuori con 200mila euro, altrimenti faccio saltare in aria la banca con tutti voi dentro». Il rapinatore non lascia margini di manovra e intima al direttore di non chiamare carabinieri e polizia. La situazione è molto delicata. Il pacco bomba, con tanto di fili elettrici, è ben visibile anche dall'interno degli uffici. A quel punto, il direttore capisce che quella telefonata non è uno scherzo. Passano pochi minuti e in via Torino, all'altezza dell'incrocio della strada che conduce a Bellavista, arrivano i carabinieri. Sul posto c'è anche il comandante della Compagnia di Ivrea, il capitano Claudio Sanzò. È lui a sollecitare l'intervento immediato degli artificieri del reparto operativo, mentre dipendenti e clienti della banca vengono fatti uscire dai locali. Stessa operazione per l'ambulatorio medico poco distante, i negozi della zona e le abitazioni del palazzo che ospita la filiale Carige. Un'ora dopo, uomini dotati di tute in grado di resistere a onde d'urto e frammenti letali, portano il pacco all'esterno per farlo brillare. La strada viene chiusa al traffico. Agli inquilini dei palazzi limitrofi viene chiesto di chiudere le finestre a causa di un'eventuale onda d'urto. Un piccola esplosione, non più forte di quella di un petardo, e il pacco bomba si rivela una messa in scena. Resta da stabilire, e questo toccherà alla scientifica, la natura della polvere bianca contenuta all'interno. Sul fronte delle indagini, si lavora sulla descrizione che l'impiegato della banca ha fatto del rapinatore-bombarolo, mentre si esaminano i fotogrammi delle telecamere esterne della banca e degli altri esercizi commerciali. Si cercano testimoni. È probabile, infatti, che i rapinatori dopo aver posizionato il pacco, abbiano telefonato dalla cabina telefonica pubblica non lontana da dove c'è la filiale. Gli investigatori sono convinti che la banda possa aver atteso gli eventi all'esterno, pronti ad andare incontro al direttore della banca se fosse uscito con i 200mila euro chiesti o a scappare, come di fatto è avvenuto, con l'arrivo della prima auto dei carabinieri. Insomma, qualcuno potrebbe averli notati ed essere in grado di fornire una discrezione accurata. @viniorio ©RIPRODUZIONE RISERVATA GUARDA LA FOTOGALLERY E I VIDEO www.lasentinella.it