In tempo di crisi gli italiani scelgono di vivere "low cost"

di Annalisa D'Aprile wROMA Un clima di sfiducia e pessimismo aleggia su un Paese che pensa al 2013 come un anno peggiore di quello appena trascorso. Che vive un pesante disagio economico (3 italiani su 5 non arrivano alla quarta settimana, e molti nemmeno alla terza). E dove le famiglie, esauriti i risparmi e le possibilità di chiedere presiti a banche, parenti e amici, ora ricorrono all'ultima spiaggia, quella dei «compro oro». A spiegare com'è lo stile di vita "low cost" degli italiani è l'ultimo Rapporto Eurispes. Il quadro economico. Per l'80 per cento dei cittadini la situazione economica generale negli ultimi 12 mesi è peggiorata, e per 7 su 10 anche la condizione economica personale si è aggravata. E per oltre la metà degli intervistati nel 2013 le cose non miglioreranno, anzi. Il 60,6 per cento, 3 italiani su 5, rivelano di essere costretti a intaccare i propri risparmi per arrivare alla fine del mese; il 62,8 ha grandi difficoltà ad affrontare la quarta; il 79,2 non riesce a risparmiare, questo vuol dire che solo 1 su 5 riesce a mettere qualcosa da parte. Un terzo dei cittadini (tra questi soprattutto i lavoratori con contratti a tempo determinato) è nella spirale del prestito: il 35,7 per cento ha chiesto soldi in banca, +9,5 rispetto allo scorso anno. Ben il 62,3 dei prestiti è stato chiesto per pagare debiti accumulati e il 44,4 invece per saldare altri prestiti precedentemente contratti con altre banche o finanziare. Il fenomeno dei «compro oro». Aumentati a vista d'occhio, questa categoria di negozi è figlia della crisi. L'indagine Eurispes segnala il «vertiginoso aumento» dei «compro oro», ai quali nell'ultimo anno si è rivolto il "28,1 per cento degli italiani", un' impennata rispetto all'8,5 dell'anno precedente. E «sono soprattutto le donne (31,6 per cento) rispetto agli uomini (24,5) a scegliere di vendere i propri preziosi», soprattutto al Sud. Aumentano "anche i lavori informali per arrotondare": il 26,8 per cento ha fatto "lavoretti", come servizi presso conoscenti, assistenza ad anziani, babysitter, vendita di oggetti autoprodotti, pulizie, giardinaggio. Stipendi e lavoro. Il 53,5 per cento dei cittadini non è più in grado di sostenere adeguatamente il proprio nucleo familiare (37,1 poco, 16,4 per niente). Per quasi i due terzi dei lavoratori (61,3) l'attuale occupazione non consente di sostenere spese come l'accensione di un mutuo, o l'acquisto di una macchina. E la famiglia d'origine resta rifugio e fonte di sostentamento per quasi il 30 per cento dei lavoratori. L'assenza di lavoro è un problema che l'italiano, come sempre, cerca di risolvere andando alla ricerca della «spintarella». Secondo il rapporto infatti, il 21 per cento ha chiesto una raccomandazione per trovare lavoro. Il 27 per cento di chi lavora invece, dichiara di averlo trovato candidandosi semplicemente. Le tasse e l'iniqua Imu. Il fisco svuota le tasche degli italiani: in particolare, il fardello fiscale che ha gravato sulle spalle delle famiglie nell'ultimo anno risulta nettamente aumentato per il 41,7 per cento degli italiani e un po' aumentato per il 27,5. E il 75 per cento denuncia l'Imu, la tassa sulla casa, come un'imposta ingiusta. Vite low cost. Per il 73,4 per cento dei cittadini il potere d'acquisto è diminuito rendendo necessaria una spending review casalinga: si aspettano i saldi e le offerte, si taglia su cene fuori, regali, viaggi, vacanze e parrucchiere, si cercano negozi e supermercati più economici. Anche le spese per gli articoli tecnologici sono in flessione, ma il tablet ha conquistato un italiano su quattro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA