Morte di Maria Rosa Simonetta Il 4 aprile udienza chiave

CUORGNÈ Il caso di presunta malasanità che avrebbe causato la morte, in seguito ad un'operazione di colecisti, di Maria Rosa Simonetta, 57 anni, di Cuorgnè, è giunto ad una svolta: il 4 aprile prossimo si terrà l'udienza davanti al gup di Ivrea per decidere l'archiviazione o meno dell'inchiesta. Sarà il magistrato Alessandro Scialabba che stabilirà se accogliere l'istanza proposta dal pubblico ministero Ruggiero Crupi di archiviare oppure riaprire le indagini come invece sostengono le parti civili, la famiglia della presunta vittima e la sorella della stessa, rappresentate dagli avvocati Anna Chiusano e Manuel Peretti. Maria Rosa Simonetta morì il 23 gennaio dello scorso anno. La donna era stata sottoposta all'ospedale di Cuorgnè a un intervento di colecisti per la rimozione di alcuni calcoli. Ricoverata ed operata il 18 gennaio, all'indomani dell'intervento le condizioni della cuorgnatese erano peggiorate. Trasferita tre giorni dopo ad Ivrea, dove rimase sino al 23 genaio, fu disposto un ulteriore spostamento alle Molinette per il progressivo peggioramento del quadro clinico. Ma a Torino, Maria Rosa Simonetta non sarebbe mai arrivata. La Procura aveva aperto un fascicolo iscrivendo ben 32 medici nel registro degli indagati. La richiesta della Procura di Ivrea era stata dettata dalla necessità di una perizia medica approfondita, eseguita dal medico legale Giambattista Golè, ultimata nel settembre scorso. I risultati degli esami effettuati dal dottore torinese avrebbero ravvisato che "la causa della morte di Maria Rosa Simonetta fu un arresto cardiorespiratorio in shock settico con insufficienza multi organo da pancreatite necrotico- emorragica". Secondo Golè "tale decesso era derivato da complicanze prevedibili, ma almeno in parte, non prevenibili nella procedura chirurgica cui la paziente venne sottoposta. I sanitari di Cuorgnè avrebbero potuto più precocemente diagnosticare, già il 19 gennaio, la pancreatite acuta inviando la donna presso la rianimazione ad Ivrea. Ciò non avrebbe modificato apprezzabilmente in senso migliorativo la prognosi infausta". Per Golè, infine, i medici eporediesi avrebbero agito bene. ("La rianimazione di Ivrea ha diagnosticato e trattato in modo corretto la pancreatite"). Diversa l'opinione dei familiari e dei loro legali che hanno effettuato una perizia di parte secondo la quale le problematiche che avevano portato al decesso della donna "sarebbero maturate durante la fase operatoria con responsabilità da parte di chi aveva effettuato l'intervento". (va.gro.)