Pdl, Dell'Utri costretto al passo indietro
di Paolo Carletti wROMA Dopo Claudio Scajola che ha rinunciato alla candidatura, anche Dell'Utri travolto dai guai giudiziari accoglie la «preghiera» di Berlusconi e non si candida. Ma la matassa delle liste da presentare entro questa sera alle 20, se è possibile si è ingarbugliata ancora di più. Il caso Campania, in testa alle priorità da risolvere nel Pdl, si è complicato, perché l'ex sottosegretario in odor di camorra Nicola Cosentino non vuole mollare l'osso, mentre Alfonso Papa, che fu accusato di essere stato eletto con i voti della 'ndrangheta, e incarcerato, ha detto pubblicamente che non sarà lui a ritirare la candidatura. «Berlusconi si prenda la responsabilità», ha azzardato Papa. Ma è innegabile che dopo essere riuscito a lasciare a casa Dell'Utri, con Scajola che si è autoescluso (e in Liguria gli amministratori a lui fedeli minacciano di lasciare il Pdl), Milanese e Laboccetta (altri campani) che non saranno candidati, il nodo più duro da sciogliere resta quello di Cosentino, coordinatore regionale e potente convogliatore di voti. Una scelta che rischia di dividere ancora di più il partito che Berlusconi tenta di trascinare verso le elezioni senza un vero programma e tra mille polemiche, perdendo brandelli a ogni passo e – da ieri – dovendo fronteggiare vere e proprie rivolte di alcune segreterie regionali: Marche, Abruzzo e Liguria appunto, oltre al caos vero della Campania. La linea del segretario Alfano sembra dunque aver prevalso, anche se a teleguidare Berlusconi sono stati come al solito i sondaggi. Secondo Euromedia il Pdl guadagnerebbe voti eliminando gli «impresentabili» in Campania, una delle regioni – con Lombardia e Sicilia – determinante per ottenere un buon risultato, se non la vittoria, al Senato. «Abbiamo chiesto anche a Cosentino di fare lo stesso atto di generosità di Dell'Utri, ma la sua posizione resta sub judice», ha detto il cavaliere a Sky. Aggiungendo «addolorato» che «la scelta però è stata difficile perché sono persone che stimiamo, questa è la patologia della nostra democrazia. Abbiamo una magistratura frequentata da persone che troppo spesso non hanno rispetto della dignità e libertà degli uomini, il 50% degli accusati viene poi trovato innocente». Berlusconi ha cercato poi di addolcire la medicina per gli «impresentabili», parlando di «galantuomini» e attaccando ancora i magistrati. Ma è servito a poco, perché le reazioni sono state furibonde. Come quella dell'ex ministro Scajola, che in un'intervista alla Stampa ha attaccato duramente, non garantendo più gli equilibri in Liguria, ma soprattutto puntando Denis Verdini: «Perché lui candidato e io no?», si è chiesto. In effetti Verdini, che in questa campagna elettorale è il braccio destro di Berlusconi, è plurindagato. Problemi diversi invece nelle Marche e in Abruzzo, dove i vertici del partito sono in rivolta per i «soliti noti» del Pdl paracadutati dall'esterno. Raffica di dimissioni e la rinuncia del deputato uscente Ceroni: «Marche massacrate, non lo accetto», ha postato su Facebook. Ancora più complicata, per il caso Scajola, la situazione in Liguria. Alla fine il senatore siciliano Marcello Dell'Utri è apparso quello più rassegnato: «Il Pdl sta salendo nei sondaggi e la vittoria non è impossibile, ma improbabile. Non voglio fare da capro espiatorio non voglio che mi si addossi la responsabilità della sconfitta». E comunque – ha aggiunto – «è una scelta mia che però mi è stata chiesta da Berlusconi». Rinuncia il deputato Enrico La Loggia dopo 20 anni di legislature, così come Angelo Polverino (Campania) raggiunto da un avviso di garanzia nell'inchiesta sui rimborsi regionali, mentre Giuseppe Stefanel dell'omonimo gruppo di abbigliamento ha smentito una sua candidatura col Pdl. Restano in bilico il coordinatore campano del Pdl Cesaro e il deputato Mario Landolfi che ieri ha sparato a zero contro il commissario regionale Nitto Palma. ©RIPRODUZIONE RISERVATA