«L'ho visto steso a terra Spero guarisca presto»
IVREA Non ha chiuso occhio Daniele Di Pinto l'altra notte. Davanti ha l'immagine fissa di Paolo, caduto dal quarto piano su due centimetri di sabbia lasciata dal cantiere poco distante. È alla porta della sua abitazione, al piano terra, che la mamma del bambino ha suonato per chiedere aiuto. «Ogni volta che cerco di rilassarmi - dice - mi viene in mente l'immagine di quel bambino, gli occhi sbarrati fissi nel vuoto. Non un cenno di vita. Solo quando gli ho toccato il polso e ho sentito i battiti del cuore, ho capito che era ancora vivo». Paolo è caduto a poco meno di due metri dalla portafinestra del suo appartamento, che affaccia proprio sul piccolo corridoio esterno del palazzo. «C'era la televisione accesa e io e la mia compagna stavamo in cucina - racconta -. Non ho sentito nulla, anche perché Paolo è caduto su un cumulo di sabbia». Poi il trambusto di qualcuno che scende frettolosamente le scale, il campanello della porta e qualcuno che batte i pugni sulla porta e urla. «Ho aperto e mi sono trovato il compagno della mamma di Paolo davanti - prosegue Di Pinto - Mi ha detto di chiamare subito il 118. Poi ha aggiunto che il bimbo era caduto dal balcone. A quel punto ho dato l'allarme e ho avvertito anche la polizia». Daniele Di Pinto confessa di aver atteso qualche secondo prima di aprire la portafinestra e accedere al corridoio esterno. «Non sapevo cosa aspettarmi - prosegue nel suo racconto -. Ho visto quel povero piccolo a terra e la madre che gli teneva le mani. Sono uscito anche io, ho cercato di tranquillizzarla dicendole che da lì a pochi minuti sarebbero arrivati i soccorsi. Poi sono rientrato in casa per prendere una coperta. Paolo era scalzo e aveva pantaloncini corti e una maglietta leggera. L'ho coperto, gli ho toccato il polso e ho capito che c'era ancora qualche speranza». Il giorno dopo, Di Pinto guarda dal basso verso l'alto il volo che il bimbo ha compiuto. «Saranno più di dodici metri - spiega -. È un miracolo che sia ancora vivo. Mi chiedo in continuazione come sia potuto cadere; la ringhiera dei balconi è alta. Questa mattina volevo andare in ospedale per vedere se potevo fare qualcosa e per sapere come stava Paolo, ma poi mi hanno detto che è stato trasferito a Torino». Di Pinto abita nella zona di Porta Aosta da pochi mesi. «Non conosco bene questa famiglia - conclude -. L'ho incrociata qualche volta per le scale, buon giorno e buona sera, ma nulla di più. Vedevo spesso il bambino portare a spasso il cane. Adesso l'unica cosa che conta è che Paolo possa rimettersi. Lo so, mi hanno detto che le sue condizioni sono gravi, ma io spero con tutto me stesso di poterlo rivedere presto correre in questa strada». (vi.io.)