Si sporge dal balcone e precipita nel vuoto
di Vincenzo Iorio wIVREA È appesa a un filo la vita del bambino di 12 anni che mercoledì sera è caduto dal quarto piano della sua abitazione, nella zona di Porta Aosta di Ivrea, sporgendosi dalla ringhiera. I medici dell'ospedale Regina Margherita di Torino parlano di «condizioni disperate». Fuori dal reparto di rianimazione, dove il piccolo è ricoverato da ieri mattina dopo il trasferimento dal nosocomio di Ivrea, ci sono i suoi genitori, disperati e sotto choc. Sono le 8 di sera. Paolo (il nome è di fantasia per tutelare la privacy) è in casa insieme alla madre e al fratellino più piccolo, nato appena tre mesi fa. Con loro c'è anche il compagno della mamma. Lei è intenta a preparare la cena, lui sta badando al neonato. Paolo, che da qualche giorno è a casa per una lieve influenza, sta giocando nella sua cameretta. «Mamma, vado sul balcone per vedere se il cane ha fatto i bisogni». Forse un lieve cenno di assenso. A riavvolgere il nastro di quella sera, fino a quel momento, non c'è un solo fotogramma fuori posto. Non una sbavatura in questa scena di vita familiare. Passano alcuni minuti, la cena è in tavola come ogni sera. Dov'è Paolo? «Paolo, vieni, è pronto». In camera sua non c'è. Neanche nel soggiorno. Poi la madre vede la portafinestra del salone aperta. D'istinto la donna e il suo compagno escono sul balcone. Si sporgono e vedono quello che non avrebbero mai voluto vedere. Paolo è sul selciato, dodici metri più in basso. I due si precipitano per le scale. Il bimbo è riverso su un fianco, gli occhi sbarrati. Ma è vivo. È uno dei vicini di casa a chiamare i soccorsi. Il piccolo viene trasportato in ambulanza al vicino ospedale. Le sue condizioni sono gravissime. Qui nella notte viene sottoposto a un intervento chirurgico per l'asportazione della milza. Qualche ora dopo, nella prima mattinata di ieri, i medici dispongono il trasferimento all'ospedale pediatrico Regina Margherita. Le sue condizioni sono gravissime: fratture multiple, lesioni interne, trauma cranico e toracico. Le indagini Sulla tragedia stanno indagando gli uomini del commissariato di Ivrea. Al momento, l'ipotesi più plausibile è quella di una fatalità. Sul balcone della casa, gli investigatori hanno trovato una cuccia del cane, di quelle di legno con il tetto spiovente. È probabile che Paolo si sia arrampicato su questa piccola struttura per guardare i gatti che si radunano sotto il suo balcone, nella zona retrostante la palazzina di quattro piani. «Quei gatti sono la sua passione - dice tra le lacrime la mamma ai poliziotti -. Quando torniamo a casa si ferma spesso a vedere cosa fanno». Difficile pensare che le cose siano andate diversamente. Ieri gli agenti del commissariato hanno ascoltato i vicini della coppia per capire se qualcuno di loro abbia visto il bambino giocare sul balcone. Gli investigatori hanno anche parlato a lungo con le insegnati e la preside della scuola, seguendo un copione necessario in vicende come queste dove non ci sono testimoni. «Un bambino con un ottimo rendimento, attento e studioso - hanno detto le insegnati ai poliziotti -. Ben integrato e con tanti amici. Alle spalle ha una famiglia che lo ha sempre seguito e sostenuto». I vicini di casa Graziella Teagno è ancora scossa. «Non riesco a credere a quello che è successo - dice con un filo di voce -. Quel bambino lo vedo quasi tutti i giorni che porta a spasso il cane, sempre insieme alla mamma e al fratello di pochi mesi. Prego ogni minuto il Signore affinché possa salvarsi e tornare presto a casa». Laura Gastaldo, gli occhi lucidi, dice che Paolo è il nipotino che tutte le nonne vorrebbero avere. «Non ho mai visto un bambino così educato - afferma con la voce rotta dall'emozione -. Pensi che quando ci incontriamo nell'androne del palazzo, mi cede sempre il passo, mi apre il portone e mi chiama l'ascensore. Di bimbi così non ce ne sono più e questo grazie ai suoi genitori, persone educate e sempre disponibili verso noi anziani. Ma come è possibile che sia accaduta una tragedia del genere?». Mercoledì sera Laura Gastaldo non ha sentito nulla del trambusto dei soccorsi e delle grida della madre . «Ero in casa con la televisione accessa - racconta -. Quando mia figlia è uscita per buttare la spazzatura, risalendo mi ha detto di aver visto un'ambulanza andare via. Ma mai avrei pensato al piccolo Paolo, a quel bambino dagli occhi vispi e dai bei capelli biondi». @viniorio ©RIPRODUZIONE RISERVATA