Il suono della sirena commuove 32 volte
ISOLA DEL GIGLIO Il dolore dei superstiti e dei familiari delle vittime per i 32 morti nel disastro è un mazzo di gigli bianchi che galleggia sul mare increspato dal libeccio, a pochi metri dal gigantesco relitto. Parenti e sopravvissuti si stringono gli uni agli altri sul ponte di un traghetto che li ha portati vicini allo scafo della nave incagliata sugli scogli. Difficile non piangere quando sotto il cielo plumbeo del mattino risuonano i 32 fischi di sirena, uno per ogni vittima. Da poco, qualche miglio più in là, da un pontone dotato di gru è stato ricollocato in mare un grande pezzo dello scoglio di granito che la Concordia strappò via al momento dell'impatto con la secca delle Scole. E stato il giorno delle cerimonie al Giglio. Il giorno dell'abbraccio tra gli abitanti dell'isola, i sopravvissuti e i soccorritori. Il giorno per ricordare «un dramma - come ha scritto il presidente Giorgio Napolitano in un telegramma - ancora vivo nella memoria dell'intero Paese». Ma è stato anche il giorno in cui è riapparso il comandante Gregorio De Falco - l'ufficiale che dalla capitaneria di porto di Livorno intimò a Schettino di risalire a bordo. Per la prima volta ha interrotto il suo rigoroso silenzio militare per partecipare alle commemorazioni. «Per un anno mi sono sottratto alla sovraesposizione mediatica nata da quella frase («torni a bordo cazzo», ndr) che era solo l'apice di una escalation e che purtroppo, con la sua diffusione virale, ha oscurato il lavoro dei soccorritori, di chi ha coordinato nell'emergenza 9 elicotteri, 6 navi e 25 motovedette. Ma oggi sono qui per stringere la mano ai parenti delle vittime e ai superstiti. Sono qui per loro. E non voglio parlare di niente altro. Io non sono un eroe, ma un uomo di Stato che fatto il suo dovere», dice De Falco accompagnato dalla moglie ed escludendo stizzito, ancora una volta, una sua presunta candidatura alle elezioni. Rigettate con fermezza anche le domande sulle responsabilità di Schettino. Le cerimonie sono proseguite con una messa celebrata nella chiesa del paese durante la quale c'è stato uno scambio di doni tra naufraghi e isolani. Poi la consegna delle onorificenze agli uomini e alle donne dei corpi dello Stato che quella notte e nei giorni successivi rischiarono la vita sul relitto, impegnati nelle operazioni di ricerca e soccorso. Fuori dalla chiesa anche una commovente stretta di mano tra De Falco ed Elio Vincenzi, marito della donna ancora dispersa. «A nome delle vittime voglio dirle grazie per tutto quello che ha fatto», ha detto l'uomo al comandante. «Mi dispiace», ha risposto lui, con un filo di voce. Le commemorazioni si sono chiuse nel tardo pomeriggio. Ma ricordare i 32 morti, al Giglio c'è adesso anche la targa di marmo scoperta ieri: porta incisi tutti i loro nomi. (n.a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA