Il premier cala il "tridente" a Milano
di Luca De Vito wMILANO Monti ha voluto a tutti i costi essere presente alla conferenza stampa di presentazione dei tre capilista per il Senato in Lombardia Mario Mauro, Pietro Ichino e Gabriele Albertini: un gesto simbolico, ma dal chiaro significato politico. È stata una sorta di benedizione quella del professore per i tre candidati "eretici", fuggiaschi dai partiti che promettono fedeltà al presidente del consiglio. Un asso calato, anzi il famoso "tridente", per far sentire tutto il suo peso in una regione chiave, dove si giocherà la principale partita per il Senato (e probabilmente per la governabilità del paese). Anche i tre candidati scelti del resto non sono casuali. Pietro Ichino, novello transfugo del Pd, è il giuslavorista che incarna le politiche di introduzione della flessibilità nel mondo del lavoro. Mario Mauro è l'ex europarlamentare del Pdl, membro di Comunione e Liberazione, che proprio due giorni fa ha abbandonato il partito in forte polemica con Berlusconi per la sua scelta di una nuova alleanza con la Lega Nord. E poi c'è Albertini, l'ex sindaco di Milano che da subito si è apparentato con il Professore. Tre nomi che sembrano volersi rivolgere alle imprese, al mondo cattolico e a quello della politica tradizionale. Un tridente, come lo ha definito lo stesso Monti che «si riunisce sotto un progetto di idee e si sottrae da una logica di schieramenti destra contro sinistra che non ci appartiene». A seguire in lista ci saranno Benedetto Della Vedova di Fli, Christian Campiotti dell'Udc ed Emanuela Baio dell'Api. Nel tentativo di rimarcare la sua distanza da logiche di spartizione, Monti ha poi ricordato il no a Formigoni («non ho accettato la sua lista»), innescando una polemica con il governatore uscente che ha ribattuto: «Non mi sono mai sognato di chiedere alcun apparentamento a Mario Monti. Forse glielo ha chiesto qualcun altro usando impropriamente il mio nome». Sul versante delle regionali, invece, si delinea uno scontro a due tra Ambrosoli e Maroni, considerato che lo stesso Albertini - sebbene non desista dal correre su due binari - sembra avere meno chance dopo la candidatura al Senato. Sicuramente è questa l'idea del leader leghista che ha liquidato lo sfidante centrista: «Da domenica gli scenari sono cambiati: ormai è ininfluente, vinceremo anche se Albertini sarà in corsa in Lombardia». L'ex sindaco di Milano, a sua volta, ha subito risposto: «Posso dire che ci saranno liste leghiste che si apparenteranno con la mia e ci saranno esponenti leghisti che saranno candidati nelle mie liste. Queste persone mi hanno detto che almeno il 30 per cento degli elettori di Maroni verrà da noi e comunque andranno da un'altra parte». Per il candidato del centrosinistra Ambrosoli - che ha presentato una lista civica di "facce nuove e teste nuove" - tra i suoi due sfidanti non ci sono differenze: «Mi sembra che la proposta di Albertini sia una proposta che va, assieme a quella di Maroni, nella direzione della massima continuità con quanto ci ha penalizzati fino adesso in Lombardia». E ha provato poi a riportare il dibattito sui contenuti, dal lavoro alla lotta alla criminalità organizzata al Nord: «Mi interessa molto la campagna elettorale nazionale, ma sono molto concentrato sulla situazione della nostra regione. Devo pensare al taglio delle spese della politica in Lombardia, ho a cuore il destino dei cittadini lombardi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA