La prima volta del vescovo Cerrato

IVREA È avvenuto nella sede degli Amis ad Piassa dla Granaja, attorno a una mensa imbandita, il debutto del nuovo vescovo, Edoardo Aldo Cerrato, nel Carnevale eporediese. A capotavola, con accanto il Podestà Renè Enriello e altri illustri ospiti, come Luisa e Valeriano Bertone, il vescovo non solo è stato circondato dal calore tradizionale e dalle premure degli Amis, ma è riuscito, con il tratto gentile e la simpatia che in ogni occasione gli vengono riconosciuti dalla gente, a ricambiarli appieno, confermandosi la persona sorridente anche con il cuore che ha, fino ad oggi, dato prova di essere. E sorridente e spontaneo si è mostrato anche poco più tardi, sul sagrato della cattedrale, nell'accogliere il Podestà, i Pifferi e le altre componenti del Carnevale giunte per la messa. Durante il rito, il vescovo ha rivolto il benvenuto a quanti, dopo aver visitato la cappella dei Tre Re, si sono portati in duomo per l'offerta del cero. «Un gesto antico – ha rimarcato Cerrato - che esprime in modo eloquente un aspetto importante della tipica manifestazione eporediese, così come la esprime anche la parte non piccola riservata al vescovo, il quale interviene, oltre che nella festa odierna, nel giovedì grasso, quando riceve in episcopio gli Abbà, e in numerose benedizioni che gli sono tradizionalmente richieste». «Lo spirito genuino dello Storico Carnevale - ha aggiunto- non è quello di una carnevalata, ma quello di una festa di popolo che rievoca momenti significativi della propria storia alla quale la fede cristiana non solo non è estranea. ma è parte dello stesso tessuto. Che senso avrebbero altrimenti la presenza del vescovo e la visita alla cappella, le benedizioni dei cibi e la stessa polenta e merluzzo, cibo di magro dell'inizio di Quaresima, il mercoledì delle Ceneri, in Borghetto». Monsignor Cerrato, ribadendo il proprio impegno a entrare nella vita della città, ormai diventata sua, ha quindi voluto richiamare, nella propria omelia, il valore della fede cristiana «che ha caratterizzato la storia del popolo eporediese, tanto da costituirne la radice e che rimane una realtà viva perché continua ad alimentare opere, iniziative, slanci di solidarietà di cui tutta la società beneficia». (fr.fa.)