Era ai domiciliari ma faceva l'avvocato Torna in carcere
Il presidente dell'ordine degli avvocati di Ivrea, Mario Benni, in merito ai casi di esercizio abusivo della professione dice: «Episodi analoghi a questo accadono, purtroppo, ma certo ricorrono con maggiore frequenza nel settore medico, assai meno in altri campi. Ma è inevitabile che la verità, alla fine, venga a galla. Anche perché chi esercita un'attività, ad un certo punto, crea intorno a sè una rete di conoscenze. E le voci, nel bene e nel male, cominciano a circolare. Tanto da fare insospettire più di qualcuno. A questa vicenda guardo con compassione». di Mariateresa Bellomo wIVREA Da indagato per ricettazione a consulente legale. Da uomo chiuso in casa perché agli arresti domiciliari, a falso avvocato in grado di offrire consigli in materia di diritto civile e matrimoniale. Una professione, però, da svolgersi rigorosamente in casa e mai nelle aule di tribunale. Per questo motivo sabato sera i carabinieri di Rivarolo Canavese, coordinati dal luogotenente Ignazio Mammino, hanno portato dietro le sbarre Mauro Spedicato, 52 anni, di Rivarolo. L'uomo, che non era iscritto a nessun ordine professionale, veniva contattato attraverso il passaparola ed i forum on line ed una volta fissato l'appuntamento incontrava i clienti in uno studio ricavato nel suo alloggio alla periferia della città. I servizi di Spedicato pare che fossero ricercati nel caso di processi complessi o particolarmente delicati in cui veniva richiesta una certa esperienza. Esperienza che l'uomo sembrava essere in grado di mostrare grazie anche alla sua parlantina. Nei mesi scorsi, Spedicato era stato arrestato nella zona di Vercelli con l'accusa di ricettazione e dopo un paio di mesi aveva ottenuto gli arresti domiciliari. Ora, sulla base delle indagini svolte dai carabinieri sull'esercizio abusivo della professione di avvocato, il giudice di sorveglianza di Vercelli gli ha revocato la misura dei domiciliari. Per lui si sono così spalancate le porte del carcere di Ivrea. Dalle indagini sarebbe emerso che l'uomo si sarebbe inventato questo professione proprio durante il periodo della detenzione domiciliare. Decine le persone, in tutto l'Alto Canavese, che si sarebbero rivolte a lui per risolvere piccole controversie e problemi dovuti a liti ed eredità, uscendo dalla sua casa-studio soddisfatti e convinti della professionalità del finto legale. Nel 1997 l'uomo, che allora era residente a Cuorgnè, era salito agli onori della cronaca per una vicenda legata all'usura. In questo caso vittima del racket, aveva scelto di fuggire attraversando tutta la penisola per oltre nove 9 mesi. Fuga che si era conclusa solo in autunno. Alla fine, esausto dal lungo peregrinare, l'uomo aveva ceduto agli appelli del fratello gemello Daniele, molto preoccupato per le sue sorti. I due si erano incontrati nella casa di Mauro, come avevano raccontato anche le cronache del Corriere della Sera, che aveva seguito con passione questa tormentata vicenda. Spedicato nella sua nuova vita di falso avvocato, era riuscito a conquistarsi la fiducia di molti. Ed era tanto bravo, a quanto pare, che il suo nome avrebbe iniziato a circolare sempre più insistentemente nell'ambiente forense. Tanto che qualcuno aveva cominciato a porsi delle domande. Come mai nessuno lo conosceva, tanto più in un ambiente piccolo come quello canavesano? E infatti è stato questo il primo elemento che ha portato i carabinieri a indagare su quello che accadeva dentro la sua abitazione. Un rapido controllo ed è risultato che il suo nome non era mai stato iscritto all'ordine degli avvocati. E così la carriera forense di Spedicato si è conclusa nel peggiore dei modi. (ha collaborato Nilima Agnese) ©RIPRODUZIONE RISERVATA