Liste pulite e firme decreti a rischio
di Nicola Corda wROMA L'euforia per l'approvazione in Senato della legge di stabilità è durata lo spazio di un pomeriggio. A quarantotto ore dallo scioglimento del Parlamento è scoppiata la grana per il decreto sulla presentazione delle liste. Oltre al dimezzamento del numero delle firme necessarie, l'esecutivo ha previsto nuove esenzioni per i partiti che hanno un gruppo o almeno una componente nei due rami del Parlamento. Ma la commissione ieri ha dato il via libera a una deroga che sembra disegnata apposta per la nuova formazione di La Russa: anche i gruppi che si formano entro l'entrata in vigore della nuova legge sono esentati. In poche ore al Senato e alla Camera l'ex ministro della difesa con Crosetto e Giorgia Meloni tiene a battesimo "Fratelli d'Italia" lista nuova di zecca e alleata del Pdl. Il blitz scatena le ire del Pd che blocca la corsa del decreto. «Così non passa, è un colpo di mano vergognoso che impediremo in tutti i modi», attacca il capogruppo Franceschini che fa partire l'ostruzionismo dei suoi che va avanti fino a sera. Anche la Lega si schiera contro le maglie larghe della legge e si dichiara pronta a respingere le norme modificate. La Russa reagisce e rimanda l'accusa del colpo di mano all'indirizzo del Governo che avrebbe subìto le pressioni dei centristi. «La raccolta delle firme non ci spaventa affatto, ma gli accordi erano altri e il testo del governo è solo a vantaggio di qualcuno. Senza modifiche siamo pronti a bocciarlo». Il tempo stringe e ieri sera, dopo ore di discussione in aula, il provvedimento è stato rinviato a questo pomeriggio dopo l'approvazione della legge di stabilità che doveva essere l'ultimo atto di Montecitorio. Poi resterebbe però il passaggio anche al Senato e senza un'intesa forte, il provvedimento sembra condannato. Lo stallo in corso allarma il ministro Anna Maria Cancellieri: «I gruppi devono fare un passo avanti o un passo indietro. In ogni caso - dice - va approvato un emendamento condiviso perché il decreto legge deve essere convertito». «Si sta giocando col fuoco» commenta Roberto Zaccaria del Pd, che spiega che il decreto è già legge e la mancata conversione potrebbe scatenare una raffica di ricorsi con rischi enormi per la validità del voto. Un cul de sac che senza intesa potrebbe essere risolto solo con la richiesta di rinuncia alla conversione da parte dell'esecutivo. Ma l'ultimo tentativo potrebbe essere avanzato dallo stesso Governo: un nuovo decreto che salvi solo le norme per il voto degli italiani all'estero, riduca dell'80 per cento le firme necessarie, ma cancelli tutte le esenzioni (salvo quelle già previste dalla legge in vigore per i partiti che hanno partecipato alle precedenti elezioni). Il ministro Cancellieri è preoccupata anche per i tempi ridottissimi del decreto delegato sull'incandidabilità dei condannati, meglio noto come "liste pulite". Prima dello scioglimento, serve l'ultimo parere della commissione Bilancio del Senato che era atteso al Consiglio dei Ministri che ieri si è riunito proprio a Palazzo Madama. Invece c'è stato ancora un rinvio, decisione che ha fatto scattare da parte del centrosinistra le accuse di melina nei confronti del presidente della commissione. Il Pd chiede anche l'intervento di Schifani su Antonio Azzolini. Questi tranquillizza: «Nessun ritardo voluto, siamo stati impegnati con la legge di stabilità fino a ieri, oggi con la variazione di bilancio ed altri provvedimenti importanti ma vedrete che ce la faremo e approveremo tutto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA