Estorsione, condannato un 49enne a cinque anni

RIVAROLO Nicola Loccisano, 49 anni, di Rivarolo, è stato condannato a cinque anni per il reato di estorsione. Questa la sentenza emessa ieri pomeriggio dal tribunale di Ivrea presieduto da Carlomaria Garbellotto. Loccisano è stato ritenuto responsabile dell'estorsione consumatasi ai danni di un imprenditore dell'Alto Canavese, costituitosi parte civile con l'avvocato Claudio D'Alessandro. La vicenda risale agli ultimi mesi del 2011 e coinvolge anche un'altra persona, Vinicio Biamonte, 58 anni, anch'egli di Rivarolo, già condannato, per lo stesso reato, alla pena di due anni e otto mesi con il rito abbreviato. Secondo l'accusa, Biamonte, trovandosi in difficili condizioni economiche, aveva deciso di chiedere soldi all'imprenditore (80mila euro complessivi, in due occasioni diverse). Il ruolo di Loccisano, sempre secondo la tesi della procura, sarebbe stato quello di intimidire la vittima. Biamonte, infatti, parlando con l'imprenditore, avrebbe affermato di avere amicizie pericolose (il riferimento, esplicito, era allo stesso Loccisano), e che se non fosse stato corrisposto quanto chiesto avrebbero potuto esserci dei problemi. A questo punto, l'imprenditore, intimorito, si sarebbe rivolto ai carabinieri di Rivara. Il 9 dicembre dello scorso anno è scattata la trappola, ovvero un incontro concordato tra Biamonte e la vittima che avrebbe dovuto consegnargli una prima tranche degli 80mila euro richiesti. Il faccia a faccia è avvenuto in un bar di Busano. L'imprenditore ha dato 5 mila euro a Biamonte ma a questo punto sulla scena sono comparsi i carabinieri. Biamonte ha cercato di allontanarsi, ma era stato arrestato dopo un breve inseguimento. Ieri, in aula, il pubblico ministero Lorenzo Boscagli aveva sostenuto l'aggravante dell'estorsione, eseguita concretamente nel primo incontro sia dal Biamonte che dal Loccisano, chiedendo per tanto 5 anni e 6 mesi, mentre i giudici hanno ritenuto di non riconoscerla, emettendo la sentenza che prevede, come detto, 5 anni con il riconoscimento di una provvisionale di 7.000 alla parte civile. «Valuteremo le motivazioni dei giudici per il prosieguo della causa – ha spiegato l'avvocato della difesa, Cosimo Palumbo – . Continuiamo, come abbiamo sempre fatto, a sostenere l'innocenza del mio cliente. Loccisano non ha assolutamente commesso il fatto che gli è stato contestato, si è solo intromesso in una questione di soldi tra Biamonte e la presunta vittima. Tra l'altro, un'intromissione che noi riteniamo assolutamente legittima, in quanto abbiamo dimostrato come questa persona dovesse effettivamente dei soldi per dei lavori e delle fatture non saldate a Vinicio Biamonte. Avremmo accettato, al massimo, che in questa vicenda si parlasse di "un esercizio arbitrario delle proprie ragioni", piuttosto che di un'estorsione che per noi non si è mai consumata». Valerio Grosso ©RIPRODUZIONE RISERVATA