Centrale a biomasse Il comitato attacca e lancia il referendum
RIVAROLO Un referendum che dia la possibilità ai cittadini di esprimersi sulla centrale a biomasse che sta nascendo nel sito dell'ex Vallesusa. L'iniziativa è del comitato "Non bruciamoci il futuro" che ha già avviato contatti, in tal senso, con la commissiona straordinaria che nei prossimi giorni si esprimerà in merito. Sarebbe la prima volta che accade, a Rivarolo, visto che nella vicenda della chiusura dell'asilo statale di Villa Vallero non erano servite migliaia di firme e le tante sollecitazioni attraverso riunioni, convegni e consigli comunali. L'amministrazione Bertot, era stata irremovibile: l'asilo chiuse e Villa Vallero venne destinata ad area museale. Il comitato è determinato a pesreguire la stessa strada, anche se si augura che il risultato sia diverso, naturalmente. L'idea del referendum è stata lanciata alla fine dell'ultimo incontro con il commissario capo, Massimo Marchesiello, svoltosi martedì a Palazzo Lomellini. «A Marchesiello abbiamo esposto alcune cose - riferiscono i portavoce del comitato, Gianni Fragale e Daniela Tarizzo - . Intanto, l'impianto non potrà distribuire calore (quindi operare in assetto cogenerativo) in mancanza di una specifica convenzione tra l'ente pubblico ed il privato per attuare l'allacciamento alla rete del teleriscaldamento. Poi, altro fattore non trascurabile, nonostante l'impianto sia privato sorge in un'are per la quale la terza variante al piano particolareggiato esecutivo attualmente in vigore, approvata dal consiglio comunale del 23 ottobre 2007, prescrive testualmente che "tutti gli interventi sono attuabili dal Comune o da soggetti operanti in regime di partecipazione pubblica o di convenzionamento". E ancora: la filiera locale del legno, che doveva approvvigionare l'impianto non appare realizzabile e neppure si conoscono la provenienza e i contratti di fornitura della biomassa nella quantità prevista di 200 tonnellate al giorno. E, infine, il progetto originale dell'impianto approvato, col tempo ha subito delle trasformazioni che appaiono sostanziali e riguardano la filiera locale del leggno, il mancato assetto cogenerativo, la grandezza del corpo a griglia e caldaia, il passaggio a condensatore ad acqua mediante torri evaporative (il consumo, da 50mila metri cubi l'anno, arriverebbe a 192mila 960 metri cubi), tutte varianti che ne cambiano profondamente l'impatto territoriale». A Marchesiello gli esponenti del comitato hanno chiesto di farsi portavoce nei confronti della Provincia di Torino per un confronto pubblico da tenersi a Rivarolo. «Prima di ogni ipotesi di collaudo ed avvio dell'impianto - rimarcano Fragale e Tarizzo - , il Comune sostenga la richiesta del comitato alla Provincia di obbligare la ditta costruttrice a dotarsi di centraline per il rilievo dei fattori inquinanti e ad installare una web-cam che permetta di verificare che il caricamento del forno avvenga solo con biomassa legnosa». (m.mi.)