Muore a 26 anni sul campo di calcio

CHIVASSO L'autopsia disposta per questa mattina dalla magistratura torinese servirà (forse) a scoprire le cause che hanno fermato per sempre il cuore di Emilio Brustolon. Il ragazzo di 26 anni è stato stroncato da un arresto cardio circolatorio intorno alle 20,30 di mercoledì scorso, mentre aveva quasi terminato di giocare una partita di calcetto a sette con amici e colleghi in un campetto di San Carlo Canavese, ai confini con il ciriacese. Amici che lo hanno visto accasciarsi a terra mentre si dirigeva a bordo campo. Amici che, pensando ad un malore passeggero, lo hanno soccorso per primi, insieme ad un medico che si trovava sul posto e che gli ha praticato a lungo il massaggio cardiaco. Amici che lo hanno rivisto un'ora dopo all'ospedale di Ciriè, oramai privo di vita. Inutili, purtroppo, tutti i tentativi di strapparlo alla morte da parte dell'equipe medica del 118 che ha subito messo in atto il protocollo d'intervento previsto in questi casi. Le condizioni di Emilio Brustolon erano disperate, ma una corsa al vicino ospedale di Ciriè ha fatto sperare per un breve lasso di tempo in un miracolo. Ma il miracolo non c'è stato. E la speranza ha lasciato spazio ad un dolore che, dal pronto soccorso di Ciriè dove gli amici ed i colleghi sono scoppiati in lacrime, è arrivato a casa di Emilio, come una lama che taglia in due altri cuori. Quello del papà di Emilio, Enrico Brustolon, 53 anni, funzionario dell'Unicredit di Settimo Torinese, che tre anni fa aveva perso la moglie, vittima di una grave malattia. Quello della sorella più giovane, Giulia, che fa la commessa a Settimo. Quello della fidanzata Isabel, che Emilio amava molto e con la quale stava progettando un futuro radioso a due. Una tragedia immane, di quelle che lasciano senza fiato. «Emilio era un ragazzo straordinario – racconta chi lo ha conosciuto bene – che si teneva ben stretto il dolore per la perdita della madre, ma che aveva trovato la forza per reagire insieme al padre ed alla sorella». Dopo la maturità al liceo Martinetti di Caluso Emilio aveva completato un corso da progettista sotfware di interfacce grafiche ed era stato assunto in una società torinese che rileva dati per la Rai. Non era un calciatore professionista, ma il calcio, insieme al basket, era il suo hobby preferito. Un modo per divertirsi con gli amici. Come mercoledì sera quando avevano prenotato il campetto per una partita. «In questo caso non sono obbligatorie le visite medico sportive – spiega un parente - ma Emilio si sottoponeva a controlli. E non aveva mai avuto problemi di salute». La famiglia, rispettando la volontà di Emilio, ha acconsentito all'espianto delle cornee. Lydia Massia