El Shaarawy, 20 anni e il Milan sulle spalle Mercoledì l'Anderlecht
MILANO Senza El Shaarawy, probabilmente la stagione del Milan sarebbe simile a un incubo. E senza i suoi 10 gol in 13 partite di campionato (più uno in Champions League) sarebbe ancora immensa la voragine lasciata da Ibrahimovic nell'attacco rossonero (tale e quale resta quella lasciata da Thiago Silva in difesa), e l'opera di Allegri sarebbe ancora più complicata. Lo sa per primo Silvio Berlusconi, che venerdì nella sua visita a Milanello ha dedicato particolari attenzioni all'attaccante nato da mamma savonese e papà egiziano, chiudendo un occhio anche sulla cresta da moicano che invece ha «suggerito» di sistemare dal parrucchiere. El Shaarawy ha ringraziato l'indomani al San Paolo con la doppietta che ha salvato dalla 7/a sconfitta in campionato il Milan, ancora più vicino alla zona retrocessione che a quella delle coppe. «Mi hai venduto un bidone», gongolava ironico alla fine Galliani, ridendo al telefono con il presidente del Genoa Preziosi, che due estati fa ha ceduto El Shaarawy per 10 milioni di euro più il cartellino di Merkel. Un affare per il Milan che secondo di Galliani non aveva un ventenne di simile talento da Paolo Maldini. Questo però è un attaccante, e di italiani così forti a questa età non se ne vedevano da molto. Le storie dei calciatori sono imprevedibili. Ma a 20 anni non avevano raggiunto quota 10 reti in un campionato di serie A Riva, Rivera, Mancini, Baggio, Del Piero, Totti, e nemmeno Balotelli. Tornado alla partita con il Napoli e al caso Abbiati, autore di un goffo intervento che ha fatto infuriare Galliani, ieri sono arrivate anche le scuse. Facile leggere il labiale dell'ad, inquadrato dalle telecamere: «Portiere di m... Sto portiere del c...». In mattinata Galliani ha telefonato ad Abbiati per spiegargli che «è stata solo un'imprecazione da tifoso». «Durante le partite mi trasformo». E mercoledì Abbiati dovrebbe essere al suo posto contro l'Anderlecht, in una partita fondamentale per il destino in Champions del Milan.