Un presidio dei lavoratori davanti ai cancelli della I-Jet
ARNAD «Noi ci siamo. Non dimenticateci». Con questo slogan i 162 lavoratori della Olivetti I-Jet di Arnad sono tornati a protestare davanti ai cancelli della fabbrica nei giorni scorsi. Un presidio promosso spontaneamente dai lavoratori, non dai sindacati, con tanto di ironica castagnata, per riaccendere l'attenzione sulle loro sorti e in segno di protesta contro i vertici aziendali colpevoli di continuare a tenerli da mesi all'oscuro sulle possibili acquisizioni da parte di gruppi esterni dopo la decisione di Telecom del giugno scorso, di messa in liquidazione dell'azienda. Il clima è decisamente teso anche verso gli esponenti delle forze sindacali. Al presidio sono intervenuti anche il sindaco di Arnad, Pierre Bonel e il consigliere regionale del Pd, Raimondo Donzel. L'incertezza crea apprensione e le maestranze invocano risposte che per ora non arrivano. «Abbiamo fatto richiesta di incontro con il consiglio dei liquidatori e siamo in attesa, al momento non ci sono notizie né novità - spiega Edy Paganin, sindacalista del Savt Industria -. Ci sono stati nelle scorse settimane sopralluoghi all'interno dello stabilimento da parte di diverse aziende italiane ed estere ma non sono emerse al momento notizie che ovviamente siamo pronti a dare ai lavoratori non appena arrivassero». Dei 162 addetti, 42 sono attualmente in cassa integrazione e 120 sono ancora al lavoro almeno sino al prossimo mese di dicembre, con una possibile proroga al mese di gennaio 2013. Poi gli accordi prevedono l'impegno di Telecom di ricollocarne 100 entro due anni mentre venti verrebbero assorbiti, nello stesso arco di tempo dal gruppo Olivetti. L'incertezza maggiore, in un quadro certamente ricco di incognite, è relativa ai 42 operai al momento in cassa. Sono al vaglio ipotesi di ricollocazione all'interno delle aziende della filiera. Intanto i lavoratori non demordono e continuano la loro lotta. Amelio Ambrosi