Grillo contro Renzi: sparito da Firenze

+di Gabriele Rizzardi wROMA «Il fantasma di un ex sindaco si aggira in una Firenze strangolata dai debiti: è Matteo Renzi». Il colpo di mortaio parte dal blog di Beppe Grillo, che ieri ha deciso di scaricare tutto il volume di fuoco di cui dispone sul candidato alle primarie del centrosinistra col pallino della rottamazione. L'attacco, accompagnato da una foto del Sindaco di Firenze accanto al logo della trasmissione "Chi l'ha visto?", muove dall'accusa di essere un sindaco assenteista. «Da quando Renzi è in campagna elettorale per le primarie non si è mai presentato in consiglio comunale. In precedenza, nella stragrande maggioranza dei casi, l'ebetino di Firenze è rimasto in Consiglio per un massimo di 35-40 minuti a fare la sua conferenzina stampa» scrive l'ex comico genovese, per il quale se Renzi non si fa più vedere e «va a giro per la campagna delle primarie» è perché il Comune «ha 98 milioni di debiti con i fornitori». Grillo va giù pesante e accusa il primo cittadino di Firenze di essere un «arrampicatore politico» e spiega perché: «Trovo immorale che un sindaco rimetta il suo mandato per altri incarichi da lui considerati più importanti. E' alto tradimento nei confronti degli elettori usati come un trampolino di lancio». Il colpo, insomma, è di quelli che lasciano il segno. Ma Renzi non ha nessuna voglia di porgere l'altra guancia. Dopo aver dato disposizione al suo staff di pubblicare sul web tutti gli appuntamenti fiorentini dal 16 settembre ad oggi, il sindaco rottamatore prova a ridicolizzare l'accusa di essere il primo cittadino di un capoluogo con i conti in rosso. «Per dire che Firenze affoga nei debiti bisogna non capire nulla di nuoto oppure non capire nulla di economia. E Beppe Grillo, in effetti, nuota bene...» dice Renzi, che ieri era in Sicilia per la campagna elettorale e, prima di essere attaccato, aveva anche spezzato una lancia in favore del suo accusatore: «Grillo molte volte dice delle cose che sono insopportabili, come quando sostiene che la mafia non ha ucciso nessuno. Ma ne dice altre che sono giuste. Un esempio? I condannati non devono andare in Parlamento. E' l'abc». Il giorno delle primarie si avvicina (da ieri e per i prossimi 20 giorni tutti i cittadini che vogliono partecipare con il proprio voto possono registrarsi negli uffici elettorali e on line sul sito www.primarieitaliabenecomune.it) e il clima si arroventa. Bersani, che esclude il voto anticipato e lascia a Napolitano il compito di gestire la delicata partita («E' un presidente, sa benissimo dirigere il traffico»), definisce giusta la scelta di fare le primarie e lancia due messaggi a Di Pietro e a Renzi. Al sindaco di Firenze, ossessionato dal ricambio generazionale, ricorda che «foglie nuove senza radici non possono crescere» e lo invita ad abbandonare la strada dello scontro continuo: «Nel Pd non abbiamo bisogno del fuoco amico perché di avversari ne abbiamo già in abbondanza». A Di Pietro, che in questo momento si sente accerchiato, ricorda invece che dopo la protesta e la denuncia arriva il momento in cui bisogna anche «governare il paese». Quella di ieri è stata una giornataccia soprattutto per per Di Pietro, che dopo aver denunciato il killeraggio politico è arrivato a parlare di «preneditato omicidio politico» ed ha assicurato che allo studio c'è una legge elettorale fatta apposta per impedire all'Idv di entrare in Parlamento. A peggiorare il quadro c'è anche la notizia che suo cognato, Gabriele Cimadoro, è stato indagato a Bergamo per concorso in abuso d'ufficio. A riaprire il dialogo con Di Pietro ci prova invece Nichi Vendola, che lo invita a resistere «alle sirene grilline» . ©RIPRODUZIONE RISERVATA