Legge elettorale, richiamo di Napolitano
di Paolo Carletti wROMA Si vada alla scadenza naturale della legislatura «con nuove regole». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano cerca di mettere un punto fermo nella baraonda politica che sta mettendo a rischio la sopravvivenza del governo Monti. Una eventualità che il Colle non vuole neanche considerare, ma il Presidente si rende conto che l'insofferenza dei falchi del Pdl nei confronti del governo tecnico, sull'onda dell'intervento di Berlusconi, è a livelli allarmanti. Quindi ieri, nel giorno del 150esimo anniversario della Corte dei Conti, Napolitano ha chiesto «ancora un'ampia e operosa assunzione di responsabilità in vista delle sfide che sono davanti all'Italia e all'Europa». Secondo il Presidente «la scadenza naturale della legislatura è sufficientemente vicina per consentire alle forze politiche di prepararsi a riassumere pienamente il loro ruolo nella vita istituzionale». Dunque, si vada a votare alla scadenza naturale, ma con una nuova legge elettorale. Proprio per questo dal Quirinale in questi giorni sono stati allacciati contatti più stretti con il Pdl per cercare di comprendere meglio la situazione interna al partito, e quindi il livello di avversità nei confronti di Monti, e le possibilità che una ritrovata unità, anche se fragile, nel Pdl, possa consentire di varare in tempi brevi una nuova legge elettorale. Gianni Letta, da sempre "ambasciatore" di Berlusconi, ha avuto un colloquio con Napolitano dopo la cerimonia della Corte dei Conti, elargendo rassicurazioni sulla tenuta del governo. Sulla legge elettorale c'è invece stampato un grosso punto interrogativo. Anche perché la commissione Affari costituzionali, pur continuando a riunirsi (come ieri) non riesce a trovare nessuna quadra a causa proprio delle spaccature nel partito di Berlusconi. E' sempre più probabile che Napolitano invii un messasaggio alle Camere, che costringerebbe i partiti a darsi da fare per trovare un accordo e togliere di mezzo il Porcellum, così da raggiungere una sintesi dignitosa per gli elettori. Una mossa ancora allo studio, anche perché dal Colle non si vuole assolutamente far innervosire ancora di più il Pdl che resta il maggior «azionista» del governo. Certo è che le esternazioni del presidente del Consiglio Mario Monti in certe situazioni non aiutano. Ieri il premier è tornato su un tema a lui caro – ma che a questo punto non sembra avere alcuna utilità – sottolineando che alcuni sondaggi dicono che «la percezione dei cittadini su quello che sta facendo questo maledetto governo non è proprio rosea, ma è a un livello di gradimento molto più elevato rispetto all'opinione per i vari partiti». Benzina sul fuoco, pericolosa provocazione. Un'uscita che ha indispettito il leader del Pd Bersani. Dopo essersi detto «sempre d'accordo con Napolitano» riferendosi al richiamo su governo e legge elettorale, Bersani ha risposto seccato a Monti: «Questa cosa di dire i partiti al plurale... Il mio partito in questo momento ha una crescita di consensi, eppure si sta caricando di sostenere delle politiche che non condivide del tutto. Il mio partito – ha proseguito – sta dando una mano a questo Paese e sta crescendo, quindi non lo vedo così male». ©RIPRODUZIONE RISERVATA