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di Alessandro Cecioni winviato a PALERMO In Sicilia Berlusconi non si è fatto vedere. Nello Musumeci, candidato di La Destra e Pdl se n'è servito per marcare la distanza dal Pdl. «Le elezioni qui hanno una peculiarità legata ai problemi dell'isola», dice il nuovo coordinatore regionale Pdl, Dore Misuraca. Berlusconi è lontano, Grillo vicinissimo. «Sarà il primo partito in Sicilia - dice Roberto Mastrosimone, segretario palermitano della Fiom - vedrete. Saranno penalizzati tutti i partiti che sostengono il governo che ci ammazza con le tasse: Pd, Udc. Sì Grillo prenderà voti anche a destra, al Pdl». In una piazza del Duomo di Termini Imerese battuta dallo scirocco, chiama a esempio la nipote 28 anni, laureatain ingegneria, elegante, non ha mai fatto politica e sempre votato a destra come molti dei grillini della città massacrata dalla Fiat. «Ci siamo impegnati con Grillo perché ci è sembrato giusto muoverci, fare qualcosa per la nostra terra», dice la ragazza, un'amica conferma con la testa. «Grillo farà il botto – dice anche Maurizio Bernava, segretario regionale della Cisl - io lo colloco fra il 15 e il 20%, vuole dire più di 30 deputati su 90». «Anche perché – aggiunge – gli altri candidati sono dei marziani, nessun contatto con la realtà, nessuno di loro che abbia assunto la crisi economica in Sicilia come contesto di riferimento». Il voto visto da Termini Imerese mostra tutto il suo carattere di laboratorio politico in vista del dopo Monti. E' a Termini che è nata la prima coalizione Pd, Pdl, Udc e Mpa. Sindaco il democratico Salvatore Burrafato, vicesindaco Gianfranco Micciché, ora candidato a governatore della Sicilia da Fli, Grande Sud (fuoriusciti Pdl) e il Partito dei siciliani erede dell'Mpa di Lombardo. Micciché, lo danno tutti per certo, sarà nella nuova giunta chiunque vinca perché il sistema elettorale siciliano, una «barbarie» a detta degli stessi politici, impedisce di fatto a una coalizione di ottenere la maggioranza dei seggi, anche se esiste un premio di otto deputati per il presidente. Rosario Crocetta (Pd e Udc, altro laboratorio politico nazionale) però nega che ci sia già il patto segreto Crocché (Crocetta-Micciché) e avverte: «Io non farò inciuci, o governo come voglio o si torna a votare». «Cretinate, ma che la Sicilia è sua? Qui a fine mese si rischia di non pagare gli stipendi a migliaia di lavoratori pubblici e lui rimetterebbe tutto in discussione? Si scatena un putiferio», dice categorico Mastrosimone che da sindacalista Fiom appoggia senza se e senza ma Giovanna Marano (Idv, Sel, Verdi e Fiom, appunto, altro esperimento in provetta). Ma la segretaria regionale dei metalmeccanici non ha chance nemmeno di entrare all'Ars, perché nessuno dei partiti che l'appoggiano supererà lo sbarramento del 5%. Qui è inutile anche il voto disgiunto, candidato all'Ars di un altro schieramento rispetto al candidato presidente, per altro reso difficoltoso da una scheda complicata. Voto disgiunto no, voto di scambio sì. Mentre la piazza di Termini si svuota per il pranzo compare un'auto, un uomo mostra buste bianche. «Sono buoni per fare la spesa da 20 euro», spiegano. Li offre un candidato all'Ars. «Se non c'è passaggio di denaro non è reato». Ecco. «Chiunque vinca – dice ancora Maurizio Bernava – prima di calarsi nel Vietnam dell'Ars deve fare un patto per far ripartire l'economia con imprese e lavoratori. La Regione non ha più un centesimo, stipendi e pensioni sono a rischio, le partecipate sono al fallimento, gli enti pubblici hanno 7,4 miliardi di euro di deficit». Così, in fondo, a Termini è meglio che altrove. «Fino a dicembre 2013 la Cigs è garantita, poi la ferita aperta a fine 2011 con la chiusura della Fiat sarà devastante», dice Mastrosimone. Stamani inizia lo spoglio e molti sono curiosi di capire come ha votato la mafia, il convitato di pietra di queste elezioni. «La mafia sta con chi vince, ma se vinco io una volta tanto avrà vinto il nemico», dice Rosario Crocetta, vicepresidente dell'Antimafia europea. «La verità è che se il dibattito politico è di basso profilo – osserva Bernava – sono le mezze figure che si fanno avanti, che diventano utili. Ce ne sono in tutti gli schieramenti, è lì che la mafia agisce». ©RIPRODUZIONE RISERVATA