«Rieccolo», storia dell'inaffondabile gaffeur
di Maria Berlinguer wROMA Indro Montanelli lo chiamava «rieccolo» e un motivo c'è. Per Claudio Scajola, politico di lungo corso, quello di ieri non è davvero il primo inciampo politico-giudiziario. Ma, ora a destra ora a sinistra, è sempre tornato in pista. La prima volta data 1983 quando è costretto a lasciare la carica di sindaco di Imperia per un'accusa di concussione legata al Casinò di Sanremo. «Sciaboletta», altro perfido soprannome del Nostro, ne esce con un'assoluzione piena e con un futuro tutto da disegnare, dopo sette mesi a San Vittore. Figlioccio di Paolo Emilio Taviani, amico del padre scomparso prematuramente e a sua volta primo cittadino di Imperia, Scajola ricomincia dalla sua città, tornando dove è partito: Imperia. A Forza Italia approda nel '96 su suggerimento del vecchio Taviani che gli consiglia di riciclarsi con il Cavaliere. E' nel ventennio berlusconiano che Rieccolo diventa l'uomo politico più importante della Liguria e personaggio e gaffeur di prima grandezza nazionale. Alla Camera entra nel 1996 e nello stesso anno, durante un summiti con Dell'Utri, Letta e Confalonieri, Berlusconi lo nomina Coordinatore nazionale del partito con il compito di trasformare un partito di plastica in qualcos'altro. Scajola, pancia a terra, ci riesce. Il Cav lo premia con la nomina a ministro dell'Interno nel 2001. E' l'anno del G8 di Genova, quello del massacro alla Diaz e dei pestaggi dei manifestanti pacifici, con i black bloc che mettono a ferro e fuoco indisturbati Genova. Amnesty condanna l'Italia. Lui resiste. «Fui costretto a dare ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa», si giustifica. E' il 2002 l'anno delle dimissioni. Marco Biagi viene assassinato dalla Br. Al professore è stata ritirata la scorta malgrado le continue minacce dei terroristi e i suoi disperati appelli. I cronisti gli chiedono conto del perché Biagi fosse senza protezione. «Se avesse avuto la scorta i morti sarebbero stai tre, fatevi dire da Maroni se era una figura centrale, era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza», sentenzia. Berlusconi però lo salva ancora. Lo ricicla ministro per l'Attuazione del programma. L'ultimo caso è del 2010 quando indagando sullo scandalo del terremoto dell'Aquila si scopre che Scajola ha acquistato una casa vista Colosseo. La Guardia di finanza trova traccia di assegni circolari per 900mila euro, tratti da un conto corrente intestato a un professionista vicino a Diego Anemone. Le signore che hanno venduto l'appartamento al ministro dicono di averli ricevuti per la vendita a Scajola della casa. Un fatto avvenuto «a mia insaputa» assicura il ministro che giura di aver pagato in contanti 600mila euro. «La casa l'ho venduta ho fatto il compromesso a Pasqua. La verità verrà fuori, intanto sto scrivendo un libro: "A mia insaputa"». ©RIPRODUZIONE RISERVATA