Dayco, 130 precari a casa In Polonia uno dei reparti
IVREA Il prezzo della crisi, legata al mercato dell'indotto auto europeo, per la Dayco di Ivrea significa 130 lavoratori atipici non più riconfermati, 50 indiretti in esubero, a cui applicare contratti di solidarietà per un massimo di due anni, ed incognite sul futuro per un centinaio di altri indiretti. Lo ha reso noto ufficialmente l'azienda nel corso di un incontro richiesto dalle organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm del Canavese, svoltosi nella mattinata di mercoledì nella sede eporediese di Confindustria. L'azienda inoltre ha annunciato la chiusura del reparto Dumper, la cui produzione sarà trasferita in Polonia non avendo più margini di recupero. Nel reparto lavorano 50 indiretti che sono quindi tutti in esubero e 80 operai che verranno dirottati su altri reparti. «A pagare il prezzo più alto saranno i precari – sottolinea Bruna Tomasi, della segreteria Fim Cisl - su cui ricadono la chiusura del reparto Dumper, che da un anno registrava una forte perdita, e soprattutto il calo di volumi e di fatturato dell'azienda». Dati emersi nella loro crudezza durante l'incontro in Confindustria. La Dayco, multinazionale americana leader nella componentistica per auto, per mezzi agricoli e di movimento terra per clienti come Fiat, Iveco e Caterpillar, che ad Ivrea occupa 700 addetti di cui 130 assunti con contratti atipici, deve fare i conti con un considerevole calo di fatturato, passato dai 170 milioni di euro del 2011 ai 140 milioni di oggi con una riduzione quindi del 25%, legata al crisi dell'indotto auto. «Una prima risposta da parte dell'azienda ai cali di volumi e fatturato è stata la mancata conferma di 50 contratti atipici. Una razionalizzazione dei costi che non è bastata – aggiunge Tomasi - cui si è aggiunta la mancata produttività del reparto Dumper e l'annuncio degli esuberi strutturali, i cui numeri potrebbero salire. All'azienda noi abbiamo chiesto un impegno nella ricerca e dell'innovazione allo scopo di portare nella fabbrica di San Bernardo altre attività. Oltre a un approfondimento sui contratti di solidarietà». Il prossimo incontro con l'azienda è fissato per il 18 ottobre, mentre due giorni prima si terrà un'assemblea in fabbrica. In questa delicata fase la Dayco ha fatto sapere di aver già avviato progetti legati alla ricerca e di essere disponibile a soluzioni che evitano i licenziamenti». Ma il segnale è grave: in dieci anni la Dayco di Ivrea non ha mai fatto ricorso nè a cassa integrazione né tantomeno alla mobilità. Anzi aveva continuamente incrementato il fatturato e di conseguenza il numero degli occupati che era passato da 180 a 700. Lydia Massia ©RIPRODUZIONE RISERVATA