IN RITARDO, COME AL SOLITO MA L'ITALIA PUÒ RIMEDIARE

di VITTORIO EMILIANI Il Paese d'o sole ha lasciato passare per anni il treno dell'energia solare, mentre, paradossalmente, la Germania ci saltava sopra, produceva energia, brevettava ed esportava tecnologie. Eppure fin dagli anni '70 c'erano da noi pionieri con un pannello solare sul tetto, se non altro per avere sempre acqua calda, e la federazione delle Municipalizzate pubblicava studi favorevoli all'energia derivata dal sole. Anche dopo lo shock petrolifero del '73 non ci furono incentivi di sorta. Pensate se avessimo installato pannelli solari sui tetti dei quartieri dell'edilizia economica, sociale, cooperativa costruiti da allora a oggi. O se avessimo agevolato il tipico "fai-da-te" italiano. Avremmo già consolidato, in modo programmato, una fonte rinnovabile risolutiva. E ci saremmo risparmiati tanto inquinamento da carbone, nafta e gasolio. Gli incentivi sono arrivati soltanto pochi anni or sono, in modo tanto generoso quanto confuso, e siamo andati al galoppo. Oggi abbiamo raggiunto posizioni di vertice in Europa con 6,9 gigawatt (Gw) di potenza installata nel 2011 contro i 3,2 dell'anno precedente (+ 116,5 %) e, secondo il presidente dell'Enel, Fulvio Conti, potremmo arrivare a 30 Gw nel 2020. Stime più prudenti parlano comunque di 22-23 Gw. Una quota impensabile pochi anni fa. Il problema è "come" ci arriveremo. La diffusione dei pannelli solari è infatti avvenuta, grazie ai forti incentivi (che tuttavia pesano molto sulle nostre bollette) senza piani di sorta. Come per l'eolico del resto, che in Italia sta deturpando il paesaggio e minacciando il turismo senza dare per contro risultati energetici importanti essendoci da noi due o tre zone appena in cui il vento soffia in modo forte e costante (la nostra ventosità è meno della metà di quella nord europea). La corsa al solare e al fotovoltaico si è sviluppata dunque in modo disordinato, soprattutto nelle campagne dove investitori non agricoli hanno coperto vastissimi appezzamenti di terreni coltivati coprendoli con una foresta di pannelli. In Puglia – dove già le torri eoliche svettano su paesaggi intatti – si parla di migliaia di ettari sottratti a coltivazioni anche di pregio. Aree significative hanno fatto la stessa fine in Emilia-Romagna e nel Lazio, nella Maremma laziale, dietro Montalto di Castro e anche in Toscana. Del resto, se i singoli agricoltori chiedono di potersi fare l'eolico, o meglio, il solare di fattoria, le banche chiedono loro di ipotecare la casa. Da poco il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha fissato uno stop agli incentivi per quanti non pongono i pannelli solari sui tetti delle case e dei capannoni, oppure su terreni abbandonati, ma su aree a coltivo. Un gruppo di intellettuali importanti – fra cui l'economista Giorgio Ruffolo, il filosofo Remo Bodei e il giurista Stefano Rodotà – hanno chiesto al governo guidato da Mario Monti di rivedere in quel senso la politica degli incentivi considerando «il paesaggio un bene primario, costituzionale». Fondamentale per il turismo, per l'agri-turismo, per le produzioni pregiate. Adatte al fotovoltaico sono sicuramente le aree industriali, magari dismesse. La mappa del fotovoltaico vede in testa le regioni del Nord. Curiosamente perché O sole mio caratterizza il Sud (e le riviere liguri, se vogliamo). Ma a settentrione ci sono più capitali, e poi ci si orienta non su maxi-parchi bensì sul fotovoltaico diffuso, con tante installazioni piccole e medie. La più grande fabbrica italiana di pannelli è stata però inaugurata a Catania, la 3Sun (Enel, Sharp e Stm), con una capacità produttiva iniziale di pannelli per ben 160 megawatt l'anno. Rispetto all'eolico, invasivo e pesante, il fotovoltaico diventerà sempre più adattabile e flessibile. Oltre ai pannelli, avanzano sul mercato le nuove tecnologie a film sottile, si brevettano tetti con tegole che captano il sole, oppure vernici speciali per navi e imbarcazioni. Due problemi di fondo: finanziare di più la ricerca applicata al solare e creare smart grid, cioè reti intelligenti di distribuzione. Temi strategici per l'Italia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA