Marchionne: non voglio aiuti da Italia e Ue

ROMA Ha scelto il Salone dell'auto di Parigi per assicurare che la Fiat non ha intenzione di chiedere aiuti all'Italia e all'Europa e per rispondere, ancora una volta, picche alla Volkswagen interessata all'Alfa Romeo. Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, oltre a non avere nostalgia per la Confindustria che ha lasciato da mesi, minaccia di abbandonare l'Acea (associazione che riunisce i produttori europei dell'auto) se oggi il consiglio direttivo ne chiederà le dimissioni da presidente. La Fiat guarda sempre più fuori dall'Italia, aprendo anche a una collaborazione con la Suzuki sulla fornitura di motori diesel in India. Sui modelli da produrre in Italia Marchionne invece è riservato. Conferma di non aver ancora «messo il miliardo» per Mirafiori perché sta valutando «la situzione dei modelli. Voglio essere libero di decidere il portafoglio prodotti» a proposito della possibile produzione a Torino di due piccoli suv Fiat e Jeep. Il Lingotto per l'Italia attende la ripresa. Da Parigi l'ad ha spiegato che il ritiro di Fabbrica Italia «non ha niente a che fare con la Fiom» ma è a causa del «cambiamento del mercato e al forte peggioramento in Europa», ricordando che in Italia si rischia di chiudere «con meno di 1,4 milioni di vetture nel 2012 con un calo di oltre il 20% rispetto al 2011. Mai visti numeri simili in nove anni». Se i risultati del Gruppo, nonostante il crollo del mercato, sono «lusinghieri» è solo grazie all'alleanza con Chrysler . Parole di Marchionne: senza la casa di Detroit che prevede un target di produzione di 4,2 milioni di unità per il 2012 «avremmo sofferto le pene dell'inferno». A chi gli chiedeva un'opinione sul perché Volkswagen abbia annunciato che farà tanti nuovi modelli (140 entro il 2014) ha risposto: «Sperano di venderli, vedremo». Risposte che non soddisfano la Cgil. «La Fiat ha sostanzialmente riconosciuto che il piano Fabbrica Italia non c'è più - ha detto Susanna Camusso, segretario generale del sindacato di Corso d'Italia - quello che però non ha detto è che cosa intende fare». «L'affermazione che i modelli li farà quando ci sarà già stata la ripresa ci mette in grande preoccupazione perché la perdita di quote di mercato che Fiat accusa potrebbe continuare anche di fronte alla ripresa. Per questo abbiamo detto al governo che l'azienda deve indicare dei modelli e dove». Per la Cisl invece il problema della Fiat «è se concordano con noi al superamento della crisi, se applicano o no il criterio di Fabbrica Italia che noi già abbiamo sperimentato positivamente con Grugliasco e Pomigliano, con investimenti di circa due miliardi in tutti e due gli opifici». Ma a Pomigliano mancano 293 giorni alla fine della cig e alcune migliaia di operai non sono stati assunti ancora dalla new co. Oggi quei lavoratori parteciperanno alla manifestazione promossa dalla Fiom per chiedere l'assunzione promessa e dire no all'ipotesi che, terminata la cig, gli operai siano lasciati a casa per cessazione di attività. Anche Bersani, segretario del Pd, incalza a Marchionne chiedendogli di chiarire. E se non fosse pronto a fare investimenti «dobbiamo guardarci intorno anche verso soggetti esteri». (v.l.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA