I Comuni dicono no al maxi progetto di Ativa
Nel difendere il progetto Giovanni Ossola, presidente di Ativa, cita il carattere di indispensabilità ed obbligatorietà dell'opera. «I sindaci nelle loro valutazioni non tengono conto che il progetto deriva da una prescrizione regionale -spiega Ossola - che impone l'intervento nella zona considerata a rischio idro geologico. Quindi non siamo noi a decidere. Il secondo aspetto di cui i sindaci non tengono conto è che l'A5 è il secondo collegamento tra l'Italia e L'Europa. Lasciarlo chiuso qualche giorno in caso di alluvione significa che la Valle d'Aosta resterà isolata e che i mezzi di soccorso non sapranno dove passare. I localismi quindi questa volta devono essere messi da parte». Il presidente di Ativa inoltre aggiunge: «Il costo dell'opera, che è di circa 300 milioni di euro, è totalmente a nostro carico e sarà realizzata in più fasi, ma non proporremo aumenti di tariffe». PAVONE I sindaci dell'Eporediese, eccezion fatta per Maria Aprile, primo cittadino di Pavone, dicono no al progetto dell'Ativa, inerente la seconda fase di completamento del nodo idraulico di Ivrea, che prevede di alzare di cinque metri il tratto autostradale tra Pavone e Lessolo con la realizzazione di una massicciata lunga quattro chilometri. Completano il maxi intervento ingegneristico, destinato a proteggere l'autostrada dal rischio alluvione, quattro nuovi viadotti: tre nel Comune di Pavone, uno a Fiorano, mentre tutti i cavalcavia (sono una decina) che in quel tratto oltrepassano la A5 Torino-Aosta, saranno sopraelevati. Totale della spesa circa 300 milioni di euro, a carico dell'Ativa. Il progetto, redatto da Ativa engineering, presentato nei giorni scorsi in sede di conferenza dei servizi aspetta la valutazione di impatto ambientale prevista per fine anno. Poi, dopo l'affidamento, partiranno i lavori che dovrebbero durare un paio d'anni per concludersi nel 2016. Il primo ad esprimere parere contrario direttamente alla conferenza dei servizi, è stato il sindaco di Borgofranco, Fausto Francisca (l'unico ad essere presente tra gli amministratori): «La spesa è folle per un'opera inutile - dichiara Francisca - che rischia soltanto di peggiorare la situazione facendo da strozzatura alle acque della Dora in caso di piena». Stessa caustica osservazione di Maurizio Cieol, Banchette: «Un intervento del genere non può essere realizzato all'interno del nodo idraulico. Mi sembra poi molto grave pensare di spendere 300 milioni di euro per evitare in caso di alluvione la chiusura dell'autostrada un paio di giorni a fronte del rischio ben maggiore che correrebbero invece i cittadini». Motivazioni che il sindaco di Fiorano Laura Fogliato ha raccolto dettagliatamente in una relazione tecnica inviata in conferenza dei servizi, che esprime il parere negativo del Comune al progetto. «Soprattutto in un'ottica di rapporto costo-beneficio – dice Fogliato - a meno che non vi sia carattere di indispensabilità. Il costo ciclopico dell'opera poi ricadrà sui cittadini quando i pedaggi saranno aumentati per finanziare i lavori. In termini di rischi idrogeologici l'area interessata dall'esondazione della Dora nel 2000 è da considerarsi particolarmente fragile, e la costruzione di nuove infrastrutture non può che indebolirle. Nello specifico considerando la riduzione dell'alveo di esondazione della Dora a seguito della realizzazione del viadotto di Fiorano, si potrebbero verificare delle criticità, non tanto nella fase di colmo della piena, quanto soprattutto per le velocità massime di deflusso in corrispondenza delle arginature a lato dell'incile a protezione degli abitanti di Salerano e Fiorano, durante la fase transitoria di arrivo dell'onda di piena all'interno dell'incile e nella fase di colmo. Ulteriore elemento critico è il danno paesaggistico che deriverebbe dalla realizzazione delle opere ». Non alza le barricate invece il sindaco di Pavone Maria Aprile. «Alla conferenza dei servizi – puntualizza Aprile - abbiamo mandato il nostro tecnico con il parere positivo al progetto espresso dalla giunta. In qualità di Comune maggiormente colpito dall'alluvione del 2000 siamo felici di accogliere un progetto che completa le messa in sicurezza. Ciò non toglie che se ci sarà un'azione intercomunale per la valutazione del progetto non ci tireremo indietro». Lydia Massia ©RIPRODUZIONE RISERVATA