Fiat Punto, stop alla produzione
di Vindice Lecis wROMA Domani non sarà un monologo ma un dialogo, assicura il ministro Elsa Fornero riferendosi all'incontro a Palazzo Chigi tra Monti e il vertice Fiat. Ma la riunione è preceduta dai nuvoloni delle cattive notizie. Il Lingotto ha, infatti, comunicato la cassa integrazione per cinquemila operai e una lunga sospensione della produzione della Punto nello stabilimento di Melfi. Uno stop dal 17 ottobre al 6 novembre e anche il 7 novembre causato dalla crisi delle vendite e dalla necessità di «adeguare i flussi produttivi alla riduzione dei volumi conseguenti all'andamento del mercato». Tre settimane di cig sono previste anche nello stabilimento di Cassino e una in quello di Atessa (Chieti). Sarà un dialogo e non un monologo, rassicura dunque il ministro Fornero. Ma l'amministratore delegato della Fiat dovrà spiegare i motivi dello stop di Fabbrica Italia (20 miliardi di investimenti promessi nel 2010 per raddoppiare la produzione) e il destino degli stabilimenti italiani. Lo ricorda anche il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti secondo il quale bisogna «ragionare costruttivamente su quali sono le prospettive di investimento e sviluppo produttivo». Comunque, il governo «chiederà a Fiat di mantenere l'Italia come Paese di riferimento della propria attività». Più deciso il ministro dell'Ambiente Clini che assicura come il governo farà sentire il fiato sul collo e pretenderà risposte. Il confronto dovrà servire a capire se la Fiat «sta guardando allo stesso traguardo che hanno le altre case automobilistiche europee, cioè il 2020 o se invece ha deciso di fermarsi al 2000». Fin qui il governo. Anche le parti sociali hanno parecchie cose da dire. A partire da Confindustria (abbandonata da Marchionne nei mesi scorsi) che, col presidente Giorgio Squinzi ritiene indispensabile mantenere in Italia una grande industria automobilistica. Il suo vice presidente Fulvio Conti apre a investimenti stranieri anche nel settore automobilistico. Posizione rilanciata da Maurizio Landini, segretario generale della Fiom: se è vero che Volkswagen ha avanzato offerte per l'Alfa Romeo «il governo dovrebbe determinare le condizioni perchè questo avvenga. Paesi più evoluti del nostro - ha aggiunto - non hanno un solo marchio ma parecchi. Il nostro problema è aver, anni, fa fatto di tutto per impedire che altri costruttori venissero in Italia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA