Sigmar, la proprietà è assente

OZEGNA Fumata nera per la Sigmar di Ozegna. L'incontro di ieri all'Amma di Torino non è riuscito a fornire le garanzie necessarie a scongiurare l'ipotesi del licenziamento di 17 dipendenti. Per ora la posizione di quattordici operaie e tre impiegati amministrativi, tra cui il centralinista, resta in bilico. Ogni trattativa è stata rimandata a data da destinarsi. «Purtroppo – si sfoga Lino Malerba, funzionario della Fiom Cgil di Ivrea – , non solo non siamo riusciti ad ottenere nulla, ma la proprietà non si è nemmeno presentata all'incontro. Al posto dei dirigenti abbiamo trovato solo il capo del personale, senza nessun mandato per poter intavolare una trattativa». Il silenzio dei vertici ha scatenato il malcontento tra i dipendenti che ieri mattina hanno incrociato le braccia per quattro ore. Uno sciopero per chiedere maggiore chiarezza e trasparenza. Tra le persone che sono rimaste di fronte ai cancelli non sono mancate le lacrime nell'immaginare il proprio futuro e quello delle colleghe. «Nel caso venissero confermati i licenziamenti – continua Malerba – , questi andrebbero a colpire donne e mamme tra i 30 ed i 40 anni, difficilmente ricollocabili e con una famiglia a carico. La maggior parte è sposata ed il marito è nella loro stessa situazione, sospeso tra la cassa e la mobilità». Nelle scorse settimane il gruppo aveva fatto sapere che a fronte di un calo del 44% della produzione, non era più in grado di sostenere la situazione. Per questo, sfruttando la nuova normativa del ministro Fornero, aveva deciso di avviare una prima serie di tagli. La notizia era arrivata come una doccia fredda sui sindacati che pochi giorni prima aveva richiesto l'avvio di un contratto di solidarietà. «Siamo consapevoli del momento difficile che sta attraversando il settore – continua il sindacalista – ma è impensabile licenziare così a cuor leggero». Le richieste del sindacato rimangono sempre le stesse. «Pur di evitare gli esuberi siamo disposti a studiare una soluzione alternativa – osserva il delegato – magari attraverso i contratti di solidarietà». Attraverso questo strumento che può durare fino a quattro anni e modifica il numero di ore ed i turni, l'azienda riuscirebbe a mantenere lo stesso livello di occupazione, nella speranza che il mercato si riprenda al più presto. «La nostra proposta rimane sempre la stessa – conclude Malerba – e siamo pronti a batterci in ogni modo per evitare che accada quanto preannunciato dall'azienda». ©RIPRODUZIONE RISERVATA