Minotauro, la Finanza sequestra terreni e immobili
VOLPIANO La Guardia di finanza di Torino ha sequestrato 108 immobili (41 abitazioni, 40 terreni e 27 autorimesse dislocati in Piemonte ed in Calabria) di proprietà di 38 imputati dell'inchiesta Minotauro sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in provincia di Torino che sta per entrare nel vivo del processo. Tra le persone colpite dal provvedimento ci sono Rodolfo Scali, indicato come rappresentante e referente della locale di Mammola a Cuorgnè, a cui sono stati sequestrati quattro terreni a Mammola in provincia di Reggio Calabria, Pasquale Barbaro, considerato rappresentante e referente della locale di Platì a Volpiano, a cui sono stati sequestrati sei terreni a Platì e Paolo Cufari, indicato quale capo della locale di Torino, a cui sono stati sequestrati un magazzino a Volpiano ed un terreno a Careri (Reggio Calabria). I sequestri concorreranno a coprire le spese già sostenute e quelle ancora da sostenere in tutte le fasi del procedimento per un prevedibile ammontare che, secondo gli investigatori, raggiungerà complessivamente i tre milioni di euro. Intanto, a Chivasso continuano le indagini. Che in città ci siano interessi della malavita organizzata in città è impossibile negarlo, anche rispetto ai fatti di cronaca che si sono susseguiti a ritmo incalzante. Episodi gravi, cui non si assisteva da una ventina d'anni. Una malavita che, è notizia di ieri (vedi articolo d'apertura) non si intreccia con la politica, ma che potrebbe essere intenzionata a rialzare la testa dopo gli arresti dell'operazione Minotauro di un anno fa. Le indagini dei carabinieri sono condotte nel massimo riserbo, e come si dice in questi casi, non escludono nessuna ipotesi. È chiaro, però, che c'è massima attenzione ai movimenti che potrebbero lasciare intendere una definizione di una nuova geografia del crimine finalizzata al controllo del territorio. Quello che è certo è che tra giugno e luglio sono state prese di mira tre vecchie conoscenze delle forze dell'ordine ed una quarta persona legata da amicizia ad uno di questi. E si sospetta che gli episodi siano collegati. La scia di sangue era cominciata il 18 giugno a Chivasso: Giovanni Ponente era stato raggiunto da tre colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata che lo avevano ferito alla coscia destra e sul fianco. Neanche due settimane dopo, il 27 giugno, a Settimo, nel mirino dei killer Salvatore Di Maio, che però era stato solo sfiorato da tre colpi di pistola. Poi ancora, un mese dopo, il 27 luglio, era toccato a Valentino Amantea, ferito in modo gravissimo. E infine il 2 agosto era toccato a Carmine Volpe, colpito alla gamba da un proiettile in stradale Torino. (ri.co., l.m.)