Monoposto robuste ma la testa del pilota è ancora vulnerabile

di Luca Giraldi «Il livello di sicurezza delle monoposto è elevatissimo e oggi ne abbiamo avuto un'ulteriore conferma». Le parole sono quelle di Fernando Alonso, raccolte a caldo dopo l'incredibile carambola di Spa. Ma se i piloti sono usciti incolumi dalle monoposto lo si deve a due fattori: la grande ricerca imposta dalla Federazione con norme sempre più rigide per i crash test, e la fortuna. Incidenti più "complessi" e per certi aspetti spettacolari hanno avuto un esito simile proprio grazie al supporto della dea bendata, basti pensare ad esempio a quanto avvenne proprio a Spa nel 1998, con la gigantesca carambola al via (16 vetture) innescata da David Coulthard, capace poi di farsi tamponare in maniera sospetta da Michael Schumacher sotto il nubifragio. La fortuna è stata decisiva anche per evitare guai maggiori dopo la scellerata manovra di Romain Grosjean. Sull'onda di quanto accaduto, è tornato in auge il dibattito sull'opportunità o meno di chiudere gli abitacoli delle monoposto oppure a parlare di ruote carenate (per evitare il contatto fra le gomme che causa i decolli). Se le ruote carenate sono state introdotte in Formula Indy dalla Dallara, per quanto riguarda la Formula 1, la Fia sta già lavorando su un progetto di un cupolino con l'obiettivo di introdurlo a partire dal 2014. La federazione, infatti, ha deciso di avviare uno studio dopo alcuni drammatici episodi: l'incidente mortale capitato nel 2009 in Formula 2 a Henry Surtees, figlio del campione del mondo John, deceduto dopo essere stato colpito in testa da uno pneumatico; l'incidente che ha coinvolto (sempre nel 2009) il ferrarista Felipe Massa, colpito al volto dalla molla persa dalla monoposto di Rubens Barrichello in Ungheria; lo scontro, nel 2010 ad Abu Dhabi, tra Schumacher e Vitantonio Liuzzi che fece esclamare al pescarese: «Ho rischiato di decapitare il più grande campione di sempre». Paddy Lowe, direttore tecnico McLaren, ha dichiarato sull'edizione online del magazine Autosport: «Abbiamo effettuato collaudi strutturali e hanno dato esito positivo. Ora bisogna valutare la situazione relativa alla visuale del pilota. Credo che sia un processo inevitabile, è una delle grandi lacune che abbiamo a livello di sicurezza. Succede una volta e pensi "siamo stati fortunati". Ma un giorno non avremo fortuna». C'è anche chi – come Stefano Domenicali, team principal della Ferrari – invita a tenere in considerazione pro e contro di una soluzione come quella degli abitacoli chiusi: «Quello che stiamo collaudando presenta alcuni problemi. Ad esempio, la rimozione in caso di incendio o situazioni peggiori. Serve cautela». ©RIPRODUZIONE RISERVATA