Falchi isolati, la Bce si prepara agli acquisti
di Andrea Di Stefano wMILANO L'accordo, salvo sorprese dell'ultimissima ora, è ormai blindato. Il presidente della Bce, Mario Draghi è stato estremamente netto lunedì, parlando davanti ai parlamentari europei: «Francamente, tutto ciò ha molto a che fare con il proseguimento dell'esistenza dell'euro», ha detto in proposito del piano di acquisto dei titoli di Stato per ridurre gli spread, in base alla trascrizione della sua audizione al Parlamento Ue. Dal punto di vista delle istituzioni europee la posizione di Draghi ha il totale e incondizionato appoggio della Commissione: «La Banca centrale europea ha il diritto di intervenire e reintervenire quando ci sono minacce all'integrità» dell'euro, perché «il primo mandato della Bce è l'esistenza stessa dell'euro, non solo la stabilità dei prezzi», ha sottolineato ieri il presidente della Commissione Ue Josè Barroso durante un intervento davanti ai capi delegazione Ue. Alla riunione del consiglio direttivo di domani la proposta di Draghi sarà, quindi, dibattuta solo nelle condizioni. La conferma è arrivata con le indiscrezioni sulle posizioni dei falchi: il consigliere olandese Klaas Know, il lussemburghese Yves Mersch e il finlandese Erkki Liikanen, non si oppongono alla ripresa degli acquisti di titoli di Stato, ma a condizione che vi siano condizioni stringenti in materia di riforme. Il piano del presidente della Bce è definito, ma alcuni aspetti rimarranno assolutamente riservati: Mario Draghi non intende in alcun modo rendere pubblici i dettagli tecnici dell'intervento, che si esplicherà in un acquisto da parte del fondo Salva stati Esm operato tecnicamente dalla sala delle contrattazioni dove ogni giorno i funzionari della Banca centrale monitorano i mercati finanziari (la Bce che opera da «agente» dell'Esm (letteralmente Meccanismo di stabilità europeo). Il profilo è quello che Draghi ha già illustrato in una decina di incontri riservati nelle ultime due settimane: i tecnici di Francoforte hanno messo a punto una griglia degli spread (che si basa sui dati storici dell'andamento dei differenziali, tiene conto dell'andamento dell'inflazione nei singoli paesi dell'euro e contiene una serie di indicatori sui fondamentali) in base alla quale la Bce deciderà acquisti di titoli a uno, due e tre anni sul mercato secondario. La soglia sarà differenziata per paesi e permetterà alla sala contrattazioni di operare non solo sui titoli di stato dei paesi in difficoltà, ma su un paniere di bond di tutti i paesi dell'area euro. Come a dire che essendo l'obiettivo della Bce la stabilità potrebbero essere anche rivenduti, una volta rientrato il differenziale fuori controllo, per acquistare quelli di paesi con tassi troppo bassi come i Bund tedeschi. Sono circolate anche delle ipotesi della griglia dei differenziali: per l'Italia si tratterebbe di 200 punti (cioè il livello massimo degli spread sui titoli sino a 36 mesi), per la Spagna 250 punti e per la Grecia 400 (invece degli attuali 700 punti). Il consiglio direttivo di domani sarà, invece, meno semplice per quanto concerne le garanzie che i vari Paesi devono sottoscrivere. Draghi avrebbe preferito non andare oltre il memorandum, come deciso dal vertice europeo di fine giugno, ma i falchi dei paesi nord europei (Finlandia, Olanda e in seconda istanza la Germania) chiedono clausole più stringenti come veri e propri fondi patrimoniali a garanzia. Non si arriverà a tanto, anche perché il presidente della Bce ha in serbo una soluzione che potrebbe spiazzare i critici: l'affidamento alla Banca centrale europea, come organo tecnico, di un potere di veto per le finanziarie dei paesi che sforano i parametri del fiscal compact da introdurre nella revisione dei trattati, come proposto dalla stessa cancelliera Merkel. ©RIPRODUZIONE RISERVATA