la rassegna
IVREA Il regista Gianni Amelio, con "Il primo uomo", questa sera (lunedì 27 con proiezione nel cortile del castello per la rassegna Ivrea Estate, inizio alle 21,30) ha portato sullo schermo l'omonimo romanzo dello scrittore e filosofo Albert Camus, incompiuto, dopo la morte del premio Nobel 1957. Narra del suo ritorno della natìa Algeria, sulle tracce del padre che non ha mai conosciuto. L'azione si svolge nel periodo della lotta di liberazione dal colonialismo francese fino all'indipendenza del 1962. Nel film Jacques, figlio di un "pied noir", cioè francese d'Algeria, si reca nella capitale per una conferenza. È un po' un ritorno a casa, dove incontra la sua coraggiosa madre (da giovane è Maya Sansa) e i suoi compagni di scuola, che si erano opposti alla dura repressione e alla tortura e lottavano per l'indipendenza del popolo, anche se non erano arabi, come lui, che si sentiva in tutto e per tutto algerino. Senza mezzi termini si tratta del miglior film di Gianni Amelio almeno dai tempi de Il ladro di bambini. Adattamento del romanzo di Albert Camus, Il primo uomo ripercorre a ritroso le vicende di un personaggio straordinario, silenzioso e deciso, che ricerca nel proprio passato anche doloroso le convinzioni che lo hanno portato ad essere ciò che è nel presente. Lo stile del regista è come sempre asciutto ed elegante, evita inutili infarcimenti estetici e si concentra sulla pulizia e sull'efficacia dell'inquadratura. Ogni primo piano su volti segnati dalla loro vicenda personale è preciso, giustificato, emozionante. In questo lo supporta alla perfezione la fotografia accurata ma mai espressionista di Yves Cape, tornato con questo lungometraggio ai livelli altissimi che gli competono. Anche la sceneggiatura alterna i piani temporali costruendo un equilibrio narrativo basato sulla vita interiore del personaggio principale. Poi ovviamente ci sono gli attori, tutti in stato di grazia. Jacques Gamblin possiede la malinconia e insieme il carisma necessari per sintetizzare al meglio l'anima di una figura complessa come Jean Colmery. Accanto a lui una schiera di volti che regalano dignità e verità a tutte le parti, anche le più piccole: su tutti vale la pena citare una sontuosa Catherine Sola nelle vesti della madre di Jean, interpretata in gioventù dalla brava Maya Sansa.