Moody's: Italia salva entro il 2013

di Paolo Carletti wROMA Nelle previsioni doveva essere un agosto terribile, di venti speculativi che avrebbero spazzato il Paese, e il Parlamento pronto ad aprire anche durante il breve periodo di ferie per ogni tipo di emergenza. In verità il mese è torrido solo per le temperature, mentre appare sempre meno incandescente il clima intorno all'euro, e all'Italia soprattutto. Ieri due delle «tre sorelle» del rating mondiali, le agenzie Moody's e Fitch (l'altra è Standard & Poor's), si sono lanciate in previsioni (per la prima volta dall'inizio della crisi) di un certo ottimismo, seppur con contenuti e sfumature diverse. Moody's sostiene in un rapporto sugli squilibri dell'Eurozona che Italia, Spagna e Portogallo potrebbero uscire dall'attuale stato di crisi entro il 2013, sempre che «vengano applicate compiutamente le riforme fin qui adottate». Mentre Grecia e Irlanda potrebbero richiedere assistenza fino al 2016 per completare il loro programma di riforme. Moody's però avverte anche che «la crisi del debito europeo è solo a metà strada. L'agenzia americana fa un parallelo con la crisi che si abbatté tra il 1990 e il 1993 su Finlandia e Svezia, Paesi ai quali occorsero tre anni per riportare il Pil ai livelli pre-crisi. E comunque insiste sulla necessità di procedere con le riforme per non interrompere il processo virtuoso. Dopo gli schiaffi di questi ultimi mesi dalle agenzie di rating, anche l'analisi del direttore operativo di Fitch, David Riley, è un'inaspettata carezza. «Il governo Monti in questo momento ha moltissima credibilità politica» dice il direttore soffermandosi principalmente sulle interconnessioni tra potere esecutivo e finanze del nostro Paese. «Ma deve fare progresso il più velocemente possibile». Secondo Fitch il rischio vero per l'Italia si presenterà alla fine della legislatura, quando Monti tornerà a fare il professore. «I rischi politici sono maggiori di quelli economici – dice Riley – la sfida adesso è approfittare dell'allentamento delle tensioni sui mercati». Per questo – secondo Fitch – il governo Monti «deve fare progressi e non spingere più di tanto sull'austerità sulla quale è stato fatto abbastanza, ma sulle riforme, sulle quali si deciderà chi sarà il futuro leader del Paese». Insomma, basta col tirare la cinghia, ormai arrivata all'ultimo buco, e provvedimenti per dare una guida politica stabile e credibile nel dopo Monti affiancando intanto provvedimenti per la crescita. Tutto questo – avvertono le agenzie di rating – con l'incognita dell'economia Usa che potrebbe avviarsi verso la recessione, con conseguenze anche sull'Europa tutte da calcolare. Non solo carezze comunque, altri schiaffi potrebbero ancora arrivare. «L'Italia, così come la Spagna, devono proseguire sulla strada delle riforme perché altrimenti c'è il rischio concreto di nuovi interventi al ribasso sui rating sovrani». Insomma, rischi di declassamenti ci sono, ma è anche chiaro – come osservano molti economisti – che la situazione italiana non è grave come quella spagnola, anche se collegata e quindi con tutti i rischi di contagio che permangono. David Riley puntualizza meglio la questione: «Una delle più grandi incognite per l'Italia è ciò che succederà in Spagna. Se Madrid dovesse tentennare nel chiedere aiuto al fondo salva-Stati, ipotizzando che la Corte Costituzionale tedesca lo approvi, potrebbe salire la tensione dei mercati sulla Spagna e quindi di riflesso sull'Italia». Analisi che non trovano d'accordo sindacati e partiti di opposizione, ma che senza dubbio danno sostegno all'immagine dell'Italia, con ricadute positive sui mercati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA